Danni alla porta

I graffi dell’infermiera, il diritto di passo per le bici e la contravvenzione di due poliziotti.

Sono in cura per delle ulcere venose a una gamba. Un’infermiera è venuta a casa mia per vari mesi: molto gentile, ma ha graffiato con delle borse una porta, un tavolino e mobili in bagno. Vorrei un risarcimento dei danni. Quanto posso chiedere?

  

Micaela Antonini Luvini, Avvocato

Micaela Antonini Luvini, Avvocato
http://www.cooperazione.ch/idannialbalcone Micaela Antonini Luvini, Avvocato

La questione non è così semplice. Come primo passo deve provare che è stata proprio l’infermiera a graffiare le porte e il tavolino. Circostanza non semplicissima da dimostrare. Perché graffiare delle porte con delle borse non è del tutto scontato. Inoltre, non trattandosi di oggetti nuovi (penso), è possibile che fossero già danneggiati. È chiaro anche che i mobili si rovinano con l’usura del tempo e ci si accorge di graffi ed altro dopo mesi. Se lei è sicura di aver visto l’infermiera fare questi graffi, non le rimane che scrivere chiedendo il risarcimento, sottolineando che ha proprio visto il danneggiamento. Dubito però che i fatti verranno ammessi.

Sono proprietario di un terreno fuori zona edificabile. A registro fondiario è iscritto un onere di passo pedonale pubblico a favore del Comune. Possono transitare le mountainbike e i cavalli a sella?

Di principio il passo pedonale consente il transito dei soli pedoni. Tuttavia, non trattandosi di veicoli a motore, tale passo potrebbe inglobare anche quello delle biciclette e dei cavalli, anche se di principio i nuovi bisogni del fondo dominante non giustificano un aggravio della servitù. Inoltre, trattandosi di terreno agricolo, il pregiudizio per lei non è così intenso. Ancora, andrebbe valutato l’anno in cui tale servitù è stata iscritta e soprattutto i documenti giustificativi eventualmente depositati presso il registro fondiario. E va valutata anche l’intensità dell’uso che cavalieri e ciclisti fanno di tale servitù, poiché un onere eccessivo per lei non sarebbe giustificato. E, da ultimo, la larghezza del sentiero.

Sul quesito del lettore (Cooperazione n. 25) che contestava una contravvenzione per aver transitato con il semaforo rosso, la risposta data mi sembra un pesce d’aprile. Non si spiegherebbe altrimenti che l’onere della prova spetti all’automobilista, denunciato da terzi senza uno straccio di prova...

Se l’infrazione è constatata da un agente di polizia la sua versione gode di maggior credibilità; se gli agenti sono due, bisogna proprio riuscire a provare di non aver commesso l’infrazione, portando delle prove discolpanti.