“Pallade che doma il Centauro” (1482-1483),
tempera su tela di 207x148 cm,
si trova alla Galleria degli Uffizi di Firenze.

Il #MeToo di Botticelli

Una delle interpretazioni più accreditate di “Pallade che doma il Centauro” è il controllo da parte della ragione sull’istinto bruto del centauro, simbolo di violenza sessuale. Tema che non cessa d’essere di forte attualità. — BENEDETTA GIORGI POMPILIO

“Uomini che odiano le donne” è l’emblematico titolo di un noto romanzo giallo svedese, ispirato a fatti di cronaca drammaticamente attuali, cioè la violenza contro le donne, come testimoniano le recenti denunce provenienti dal mondo dello spettacolo hollywoodiano. Ciò non significa che tutti gli uomini odino le donne o che le donne siano esenti dal peccato. Resta però il dato di fatto che, a tutte le latitudini, esistano ancora uomini che abusano di donne.
Si tratta di una realtà che accompagna da sempre la nostra storia: già nel mondo antico esistono figure mitologiche, i centauri, per metà uomini e per metà cavalli, descritti come esseri selvaggi e rozzi, che si macchiano di molestie nei confronti delle donne. In particolare si ricorda l’episodio del centauro Eurizione che, ubriacatosi durante il banchetto nuziale del re Piritoo, ne violenta la sposa Ippodamia.
In uno dei suoi più celebri dipinti mitologici, “Pallade che doma il Centauro”, Sandro Botticelli raffigura, a fine ’400, la figura mostruosa mentre è presa per i capelli dalla dea, vestita di bianco e armata, con un serto di rami d’ulivo che le cinge il capo e scende lungo il busto. Benché non si conosca il significato preciso di quest’opera, una delle letture più accreditate, oltre a quelle in chiave politica, è d’ispirazione neoplatonica: si attribuisce alla scena il significato allegorico del
dominio esercitato dalla ragione sul cieco istinto.
Un’altra ipotesi interpreta la tempera, che fa parte del ciclo comprendente la “Nascita di Venere” e la “Primavera”, capolavori del Rinascimento fiorentino, come una variante del tema della castità che trionfa sulla lussuria, con riferimento alla vita coniugale di Lorenzo di Pierfrancesco de’ Medici, il committente, che ne avrebbe fatto omaggio alla sposa Semiramide.


Data di pubblicazione: 27.11.2017

Alessandro Filipepi (Firenze 1445-1510), detto Botticelli, allievo del Lippi e del Verrocchio, esordisce con opere dedicate al tema della Vergine. Partecipe del clima umanis­tico promosso dai Medici, dipinge allegorie di ispirazione platonica. Nel 1481 esegue tre affreschi nella Cappella Sistina. Dopo la morte di Lorenzo il Magnifico e influenzato dal Savonarola, le sue composizioni assumono toni drammatici.