Seborga vista dall’alto

Un principato
che fa sognare

LIGURIA — Alle spalle di Bordighera, il piccolo paese di Seborga rivendica la propria indipendenza tra storia e leggende. Principe e principessa già ci sono, ora manca solo il riconoscimento ufficiale. Una visita.

L’«altro principato», come qualcuno scherzosamente lo chiama qui, è a 40 km. Da queste colline costellate di ginestre, lo si vede, lo si coglie con lo sguardo. Laggiù a Monaco: casino, yacht attraccati al porto, hotel con stanze a 25mila euro la notte, non un metro quadrato non cementificato, un circuito di formula uno e vip da tutto il mondo. Qui, invece, alle spalle di Bordighera, nell’autodichiarato Principato di Seborga, che conta circa 320 abitanti, la sera si sentono gracidare le rane, cantare le rondini e abbaiare i cani. In paese auto non ne circolano, il selciato è troppo stretto. Si può pernottare in un B&B in «centro« per 40 euro. Eppure ambizione e determinazione non mancano.

Questo fazzoletto di terra fu ceduto nel 954 dai conti di Ventimiglia ai monaci benedettini e divenne un principato del Sacro romano impero sotto protettorato papale nel 1079. Negli anni ’60, il seborghino Giorgio Carbone si basa su lacune storiche per dimostrare che in nessun momento Seborga è stata italiana e da qui parte l’avventura del Principato: il signor Carbone diventa Giorgio I, principe di Seborga. «Abbiamo le carte in regola per ambire all’indipendenza. Abbiamo anche sporto ricorso presso la corte di Strasburgo. Non c’è nessun documento che attesti che il principato di Seborga sia stato venduto ai Savoia – sottolinea la principessa, nonché ministra degli Esteri del Principato, Nina Menegatto – di conseguenza Seborga non è nemmeno mai passata all’Italia». E in paese ognuno vi dirà la stessa cosa con la stessa convinzione. Romina Fanari, giovane proprietaria di un B&B ha addirittura scritto la sua tesi di laurea in diritto internazionale sul diritto all’autodeterminazione dei popoli, illustrando anche l’esempio di Seborga.

«Gli italiani non ci prendono sul serio. Chi viene dall’estero invece ci guarda con genuina curiosità». E allora eccoli qui i seborghini, a proclamare l’indipendenza: nei commerci e nei ristoranti (in notevole numero per un piccolo paesino) troverete incorniciato il ritratto del principe e dalle case del paese sventolano numerose bandiere azzurro-bianche seborghine. Solo il comune sfoggia il tricolore. Ma pure il vice-sindaco Flavio Gorni, agricoltore bio, ha partecipato all’elezione del principe, anzi, appassionato di specie rare alleva addirittura delle galline Araucana, che depongono uova azzurre, colore seborghino per antonomasia. «Storicamente e culturalmente siamo legati alla tradizione di Seborga ma istituzionalmente siamo un Comune» tiene a sottolineare. E la principessa rilancia «Collaboriamo con il municipio e con la Pro loco. Abbiamo lo stesso scopo: far fiorire Seborga e sviluppare il turismo». E non si può certo dire che stiano con le mani in mano: battono moneta (il Luigino), stampano francobolli, vendono targhe automobilistiche, stampano passaporti e carte d’identità. Nulla di tutto ciò ha valore legale, ma la carta d’identità è necessaria per poter partecipare, ogni 7 anni, all’elezione del principe.      

Attualmente al trono siede Marcello I, imprenditore edile residente a Lugano. «Ho conosciuto Marcello quando eravamo ragazzi, al collegio di Montreux» ci confida raggiante sua moglie. «Siamo venuti qui per amore della natura. Abbiamo potuto realizzare uno spazio per i nostri cani e i nostri cavalli. Prima di stabilirci a Seborga, non ne conoscevamo la storia. È stata la popolazione, che vedendo il nostro impegno per il paese, ha chiesto a mio marito di candidarsi per le elezioni a principe. E lui è stato onorato di essere stato eletto», afferma la principessa accompagnandoci per i carruggi del bel paesino, mostrandoci le antiche mura, la chiesetta di San Bernardo, quella di San Martino... Al limitare del paese c’è pure un museo di strumenti musicali: è l’impressionante collezione di Giuliano Fogliarino, che saprà spiegarvi per filo e per segno la storia di ogni oggetto qui esposto.

In piazza della Libertà è tutta un’agitazione: è sbarcata una troupe teatrale e si è riversato un pullman di turisti francesi. Il capo delle guardie Luigi Zanni e le guardie a cavallo posano sorridenti. Il risultato è una confusione surreale. Zanni è in carica da 20 anni come volontario e vedendolo nel centro di tanta animazione non stupisce la sua motivazione, «questo lavoro è come una favola!» esclama sorridente. Si fa sera, alcuni turisti e giovani locali si ritrovano in un bar e, a meno di non scendere sulla riviera, non si faranno le ore piccole. Il mattino, percorrendo le viuzze del paese si scorge il capo delle guardie in borghese – infradito e pantaloncini –, il signore che il pomeriggio precedente batteva i Luigini vestito di una pesante cappa nera è ora in maglietta, e in piazza della Libertà, la proprietaria della tabaccheria ha dismesso l’abito d’epoca. «Lo indosserò domani» «C’è una ricorrenza particolare?»  «Arriverà un pullman di turisti». La variopinta piazzetta, che sembra il decoro di un teatro e che ieri pullulava di una vita tutta sua, si sta risvegliando, e ora ha un’apparenza ancora più surreale. In bilico tra storia e leggenda, si sta preparando a rimettere in scena il suo spettacolo, perché qui, in attesa del verdetto di Strasburgo, è come in una favola. 

www.principatodiseborga.com

Residenze d’epoca

L’Italia è ricca di gioiellini turistici d’epoca rimessi a nuovo. Due esempi.

Il Borro

L’antico castello nella località toscana di San Giustino Valdarno ha le sue origini in epoca lontanissima. Il complesso, acquistato e rimesso a nuovo dalla nota famiglia Ferragamo (scarpe e borsette), si presenta come un albergo diffuso, con una decina di case (stile «rustico») e la villa principale (10 camere doppie, affittabile tutta col maggiordomo). Le tariffe sono di alta gamma: per una casetta con una camera, cucina e servizi, le tariffe medie partono da 350 euro a notte. Il villaggio comprende anche un ottimo ristorante, alcuni atelier di artigiani e una cantina dove si produce ottimo vino. dp

www.ilborro.it

Montegridolfo

Al confine tra la Romagna e le Marche, si erge questo castello che risale al 13° secolo. Rimesso a nuovo da un gruppo di imprenditori locali guidati dalla famiglia Ferretti (barche e panfili di lusso), il castello offre, nella forma di albergo diffuso e in una stupenda atmosfera medievale, una cinquantina di camere, sparse tra palazzo Viviani e le case entro le mura. Vi si trovano pure tre ristoranti. Le tariffe partono da circa 150 euro per camera e notte.

www.montegridolfo.com

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Testo: Raffaela Brignoni
Foto: Pino Covino

Pubblicazione:
lunedì 07.07.2014, ore 00:00


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