John Travolta: «Se Tarantino mi ha ingaggiato per "Pulp fiction" è stato solo grazie a "Grease"».

«Ballare resta sempre la mia passione»

Il grande attore statunitense ci racconta a cuore aperto della sua lunga carriera: dai 50 anni di "Grease" al successo inatteso della "Febbre del sabato sera" fino a "Pulp Fiction". Ma anche la sua passione di pilota d'aerei e l'importanza della religione.

TESTO: MARIAM SCHAGHAGHI - FOTO: GETTY IMAGES

John, che effetto le fa rivedere oggi un film come “Grease”?
Ero giovanissimo, ora non lo sono più e sono cambiato (ride). Sono orgoglioso. È uno di quei film che hanno fatto la felicità di tante persone. Grease riesce a entusiasmare ogni volta le nuove generazioni. Posso dire la stessa cosa soltanto per Pulp Fiction. Sono film che non invecchiano mai. Anche Quentin Tarantino era ossessionato da Grease e La febbre del sabato sera. Sono sicuro che, se mi ha ingaggiato per Pulp Fiction, è stato solo grazie a Grease.

"You're the one that I want" tratta dal film Grease

Come spiega il fascino di “Grease”?
Non saprei. Ogni anno a settembre a Los Angeles c’è una festa dedicata a Grease e i partecipanti pagano 275 dollari per guardare il film, ballare e, naturalmente vestire lo stesso look del film. Quando uscì il film, il biglietto costava tre dollari!

Perché è stato attratto dalla versione cinematografica, dopo aver recitato cinque anni prima in “Grease” a Broadway?
La sfida fu proprio questa: trasformare lo show di maggior successo di Broadway in un buon film. Una volta, durante le riprese di Le belve, Benicio del Toro mi ha fatto una confessione: quando aveva dodici anni aveva visto Grease al cinema per quattordici volte di fila e che aveva deciso di diventare attore a causa mia. Pazzesco!

Olivia Newton-John e John Travolta, nella foto locandina di Grease.

Come spiega che tanti suoi film sono diventati pietre miliari del cinema?
Ho avuto la fortuna di finire per caso nei progetti che hanno fatto la storia del cinema. Naturalmente ne sono molto orgoglioso, ma non ho mai preteso di rimodellare la cultura pop girando solo pellicole iconiche. È capitato e basta!

È sorpreso dall’effetto di alcuni dei suoi film?
È difficile prevedere tutte le potenzialità di un film. Uno lo gira e basta. Per La febbre del sabato sera non me lo sarei mai aspettato. Pensavo di girare un piccolo film indipendente su un ragazzo che sa ballare, un film che avrebbero visto solo poche persone, una specie di corso introduttivo al business cinematografico.

Lei era giovanissimo, 21 o 22 anni, quando interpretò Tony Manero…
Avevo 23 anni per l’esattezza. E non immaginavo che il film avrebbe avuto un tale impatto.

Poco prima aveva ottenuto il suo primo successo con la serie tv “I ragazzi del sabato sera”. Poi con “La febbre del sabato sera” ha dominato per anni nelle discoteche. Questi film piacciono ai suoi figli?
Non li conoscono. La febbre del sabato sera e Grease sono forse i due film con il maggior numero di bestemmie nella storia del cinema. Dico sul serio. Oggi no, un film per ragazzi con un linguaggio così è improponibile. Negli anni Settanta, la bestemmia era un espediente stilistico…

Nel 1994 “Pulp Fiction” ha inaugurato un nuovo grande capitolo della sua carriera. Cosa ricorda della prima a Cannes?
È stata un’esperienza grandiosa, con 25 minuti di standing ovation. Il film ha vinto la Palma d’Oro e ha catapultato tutti in un altro livello, cambiando la storia del cinema. Il film ha conquistato il mondo e a me ha aperto orizzonti inediti. Quando ci siamo riuniti con lo staff per festeggiare il 20° anniversario, mi sono venute le lacrime: mi è passato davanti tutto ciò che ho vissuto in venti anni, anche a livello personale.

Lei è cresciuto nel New Jersey, il più giovane di sei fratelli. Come ha scoperto di saper ballare, cantare, suonare?
È stata la mia famiglia, mia madre era insegnante di recitazione e mia sorella Ellen aveva recitato a Broadway. Quando la vidi sul palco provai un desiderio fortissimo di fare la stessa cosa. Se non fosse stato per Ellen oggi non sarei seduto qui.

È stata quindi la sua famiglia a spingerla sul palco?
I miei genitori guardavano spesso i film di Fellini e Bergman. Quando avevo cinque o sei anni vidi Giulietta Masina in La Strada e rimasi toccato dal suo dolore. Allora capii il potere che può esercitare un attore sulle persone e i loro sentimenti. E più sei bravo, più intensi sono i sentimenti che susciti.

Quindi lei non avrebbe potuto fare altro che l’attore?
Se avessi avuto voti migliori a scuola, forse avrei fatto il pilota di aerei. Ma grazie alla fortuna e al successo di attore ci sono arrivato lo stesso: oggi sono anche pilota e volo con aerei miei.

Ha persino rinunciato a un ruolo per prendere il brevetto di pilota...
Sì, dopo Grease mi avevano proposto di recitare in Ufficiale e gentiluomo nel ruolo di un pilota di jet, ma ho pensato: E se invece di recitare lo faccio davvero? La parte andò poi a Richard Gere.

...che ancora oggi confessa che le deve la carriera.
Non mi sono mai pentito di questa decisione. Oggi sono abilitato a pilotare 26 diversi tipi di aerei e ho anche lavorato per la compagnia aerea Qantas.

A Cannes, per i festeggiamenti di “Grease”, lei è arrivato pilotando il suo aereo. È ancora sostenibile avere un aereo privato oggi?
Tutti coloro che viaggiano in aereo sono responsabili del riscaldamento globale. Dovremmo inventare nuove tecnologie in grado di proteggere l’ambiente, e applicare misure di emergenza per arginare gli attuali danni. Sì, in tal senso resta molto da fare. Io non mi chiamo fuori, non nego le mie responsabilità.

Cosa riceve dalla religione?
La fede mi dà un senso di libertà. Mi aiuta a lasciarmi alle spalle preoccupazioni e paure. È quello che succede anche attraverso l’arte. Fra i 17 e i 18 anni ho vissuto un periodo in cui ero spesso triste e guardavo spesso C’era una volta Hollywood, un film composto da sequenze di vari musical, che mi diede nuovo slancio. Contemplare opere d’arte, essere produttivi, circondarsi di persone buone, tutto questo può infondere gioia nel nostro cuore.

La grande tragedia della sua vita è stata la morte prematura di suo figlio Jett nel 2009. Sua figlia, invece, sta girando con lei “The Poison Rose”. Lei la sostiene?
Già a sette anni mia figlia ha girato la commedia Daddy Sitter con me e il mio amico Robin Williams. Un’esperienza fantastica. Poi ha voluto fare una pausa. Ora ha 18 anni ed è pronta; si è trasformata in una donna elegante, amabile, sicura di sé. La sua grazia mi ricorda Grace Kelly e Liz Taylor.

A 64 anni lei è ancora in forma smagliante. Cosa fa per restare così?
Grazie del complimento! Gioco spesso a tennis, mi alleno con i pesi tre volte alla settimana, tengo d’occhio il cuore e l’alimentazione e ballo, anche se non tutti i giorni. Ballare resta sempre la mia passione, e aiuta a dimagrire senza stress.

John Travolta

Nato nel 1954 negli Stati Uniti da famiglia italo-irlandesi, John Travolta esplode come attore nel ruolo di Tony Manero in La febbre del sabato sera, la prima nomination agli Oscar. L'anno dopo la consacrazione con Grease e una nomination ai Golden Globe. Con Pulp Fiction di Quentin Tarantino, conquista la seconda nomination agli Oscar.

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