Marco Mattei abita a Grono, ma per praticare il kitesurf si sposta spesso sul Lario.

Nelle mani dei venti

Una tavola, una corda, un’ala in tessuto sintetico. Una disciplina ecosostenibile che ha conquistato anche il 47enne Marco Mattei.

TESTO: PATRICK MANCINI – FOTO: MASSIMO PEDRAZZINI

Coi piedi su una tavola, con le braccia trascinate dal vento. In armonia con la natura. È la filosofia del kitesurf, sport relativamente giovane, nato in Francia, che fa capolino anche nella Svizzera italiana. Almeno in linea teorica. «Perché da noi mancano i venti – spiega Marco Mattei, 47enne di Grono, grande appassionato di questa disciplina –. E così ci tocca spesso emigrare sul lago di Como».
Proprio sulle rive del Lario, Marco è presidente di un club, il Kite Cremia, in cui militano diversi ticinesi. «L’elemento chiave per chi pratica il nostro sport è il vento. Ovvio, se si pensa che ci aggrappiamo a corde di circa 25 metri trainate da un’ala, composta da tessuti sintetici molto simili a quelli del parapendio. Senza vento non si va da nessuna parte».   
Marco si avvicina al kitesurf una decina di anni fa. «L’ho trovata una bella evoluzione del windsurf, che già praticavo dall’età di 15 anni. Inoltre, sono rimasto affascinato dall’ecosostenibilità di questa disciplina. Ti diverti, rispettando la natura. Per me, che nella vita costruisco case in legno, energeticamente sostenibili, è un aspetto prioritario».
E, nonostante le apparenze, sembra che il kitesurf non sia così tanto difficile da imparare. «In un paio di giorni, se si è seguiti da una scuola seria, si apprendono le basi. Il “fai da te”, invece, è pericoloso. Perché ci sono nozioni teoriche da non sottovalutare, in particolare quando si è confrontati con le correnti». Le competizioni agonistiche? Ce ne sono di diverso tipo. Ma a Marco sembrano non interessare. «Io preferisco puntare sul divertimento puro. Sulla sensazione di assoluta libertà che si prova mentre si è in acqua. Faccio kitesurf anche in inverno. Appena è possibile. Questo, tra l’altro, è anche uno sport che va bene proprio per tutti. Lo praticano i ragazzini, gli anziani. E perfino le persone con disabilità».

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