L’esplorazione della scultura a forma di lucertola dell’artista Joana Vasconcelos si trasforma in un momento di scoperta. (Foto: sandro Mahler/mad)

L’arte spiegata ai giovani

Un percorso didattico museale interattivo può accendere la fantasia dei giovani visitatori.  Alla Fondazione Ghisla i bambini si fanno accompagnare da un marziano, al Museo in Erba i bambini riproducono ciò che vedono. — GUDRUN DE CHIRICO

E di colpo, un marziano piomba lì, in mezzo alla sala. Attorno, una selva di bambini dai 4 ai 12 anni che subito incollano gli occhi su quella strana figura in tuta bianca. «Sono Nao» dice «vengo da un pianeta lontano e sono qui sulla terra in missione per cercare le cose più strane che si possono vedere». Tutto questo avviene al centro di una stanza espositiva. Non una qualsiasi, siamo alla fondazione Ghisla di Locarno, fior fiore dell’arte moderna e contemporanea. Poi, l’alieno si accuccia verso i piccoli spettatori e parte a esplorare una scultura a forma di lucertola dell’artista Joana Vasconcelos.

A seguire, il quadro di un artista greco fatto di striscioline di carta, presentato come una sorta di pacco regalo. «Sono come dei doni da scartare piano piano» dice «e state attenti perché questo quadro non è fatto di pennellate di colore, ma il colore è solo un gioco di luci e ombre». Tre battute e i bambini sono a bocca aperta, catturati dal racconto.
Fantasia e stupore

Proprio lì, dentro quel grande cubo rosso che ospita l’intera collezione, va in scena lo spettacolo che trova il protagonista nell’attore Francesco Mariotta, extraterrestre nel ruolo, valmaggese nella vita. «Mi sono calato nei panni di un soggetto che potesse guardare ogni quadro con occhi nuovi, come fosse la prima volta. E questo per far conoscere l’arte ai bambini attraverso il loro stesso stupore». Da lì, il gioco della fantasia s’innesca rapido e l’interazione va di pari passo. Il quadro con la tela tagliata di un Fontana diventa simile al graffio di un drago fatto per andare a sondare lo spazio che ci sta dietro. Così, se Jéremia, 9 anni, ti dice subito «andare in una galleria d’arte con un tipo così strano è tutta un’altra cosa», altri non trattengono la sorpresa di fronte a qualcosa di mai visto. Per Gilda, 8 anni, la magia sono gli effetti ottici di un dipinto «che quando lo vedi pare si muova, invece è solo un trucco».

Il ponte tra arte e ragazzi
Il mondo dell’arte, insomma, che vive e si ricrea attraverso quel mondo dei bambini a cui si porge in maniera nuova e alternativa. E proprio in questa volontà di raccorciare le distanze sta la scommessa del curatore Boris Croce. «Per un bambino l’arte contemporanea è molto più vicina di una tela di Raffaello, perché racchiude in sé elementi fantasiosi già dal primo impatto. Per questo noi della Ghisla abbiamo creduto che mettere in piedi una rappresentazione teatrale potesse creare un ponte tra l’arte e i ragazzi».
Del resto, è sufficiente star lì qualche istante per capire che l’effetto è quello desiderato. Tra specchi di Pistoletto e una lunga serie di quadri, il circuito diventa tutto un botta e risposta tra i bambini e quella guida marziana che li fa incuriosire fino al terzo piano dove termina la mostra.
Alla fine, a tutti i mini-visitatori viene dato un compito: scaricare la propria fantasia su un post-it da appiccicare sulla tuta della guida, perché il nostro ET porti con sé quei disegni quando tornerà sul suo pianeta. Si interagisce e l’interazione abbassa i quadri ad altezza bambino, un lavoro formativo che sta impegnando sempre più persone e istituzioni del nostro territorio, visto che non c’è cosa più piacevole di imparare a conoscere l’arte, immergendola in un contesto ludico. La ricetta? Via ogni pregiudizio e avanti tutta con le doti pedagogiche della meraviglia, lasciando che i sensi dei ragazzi inseguano forme, linee e colori.
Qualcosa che da quasi vent’anni fa bene il Museo in Erba di Bellinzona, che si trasferirà a Lugano, invitando i bambini a inoltrarsi in un viaggio nella storia dell’arte. Il tutto con un doppio binario: prima si scoprono le cose, poi si cerca di farle in prima persona.

Prima si scoprono le cose, poi bisogna rifarle in prima persona. Le mani dei bambini cercano di ridare forma ad un capolavoro di Giacometti.

L’artista che è in te
Così, in occasione della mostra «Arte che passione», disseminati nello spazio, ecco dei cubi di legno con impresse le riproduzioni di capolavori. Da Klee a Kandinsky, passando per i pastelli di Dagas o le sculture miniaturizzate di Giacometti. Solo che qui i ragazzi non si fermano alla contemplazione, ma vengono spronati ad accendere la loro creatività, come spiega la curatrice Emanuela Bergantino. «Il punto di partenza, a livello educativo, è tanto banale quanto indiscutibile: ogni bambino è un artista, nessuno escluso, perché tutti dispongono di una fantasia che devono considerare come un tesoro magico».
E la prima tappa del tour non può che partire dal concetto di vuoto, quello con cui qualsiasi artista è costretto a confrontarsi, prima di creare. C’è una vasca di sabbia e ai bambini viene subito chiesto di lasciare una propria traccia personale. «Il principio di base è che i più piccoli comincino a prendere confidenza con la propria autonomia. Hanno di fronte uno scrigno pieno di invenzioni, vengono proposti i modelli, ma poi sta a loro usare il proprio estro». Tanto più se la cosa funziona come una sorta di gioco dell’oca: a ogni colpo di dado, una tappa che corrisponde a una delle diverse tecniche pittoriche usate nel tempo.

Fare e avere esperienza
«Loro guardano e vengono catapultati in epoche passate, come per i disegni rupestri che li trasportano a 17 mila anni fa. E così, stadio dopo stadio, imparano a discernere tra una natura morta, un ritratto o un paesaggio». Esempi che stanno lì a testimoniare come non ci sia molla di crescita più forte di quella garantita da un pendolo capace di unire insegnamento e intrattenimento. Perché fare esperienza, per la rapidità di un bambino, diventa subito avere esperienza.

Al museo e fuori

Stimolare la creatività di un bambino rende una mostra molto più fruibile

Come si costruisce un percorso didattico per bambini all’interno di un museo?
Ci sono diverse scuole di pensiero. Quella di Munari, della Montessori, di Steiner e di tanti altri.  Quindi non ci sono regole uniche che possano valere su tutto. La cosa fondamentale però è che non bisogna mai dimenticare che il bambino è un’energia creativa e occorre fare in modo che l’arte non venga vissuta come una cosa a sé stante. Deve far parte della sua vita.

Quali sono gli elementi d’attrazione che un museo può mettere in campo a questo scopo?
Ci sono diversi elementi da tenere in considerazione: la luce, le forme, il colore. Di sicuro, ci vuole chiarezza nell’allestimento, perché la percezione visiva del bambino possa essere aiutata a capire che di fronte a sé ha qualcosa di particolare e di inusuale. Non deve far fatica a vedere le cose. Per questo, si può anche mettere in ogni sala un quadro in posizione più bassa, cioè alla sua altezza, e mini-sgabelli per le soste di riflessione (così abbiamo fatto nella mostra in corso al m.a.x. museo).

C’è qualcosa da cui non si può prescindere per avere questo tipo di interazione?
L’esperienza del bambino al museo non deve essere disgiunta dal percorso per gli adulti, altrimenti è come essere all’asilo. Adulto e bambino sono spettatori alla pari e il bambino deve poter essere nelle condizioni di trovare una sua indipendenza come piccolo visitatore. Solo così può attivare quelle doti essenziali, quali la sua fantasia e la sua capacità critica.

Ci può fare degli esempi pratici di coinvolgimento dei bambini?
Esiste ad esempio una mediazione culturale fatta da una specie di mascotte come per la Triennale di Milano che ha introdotto da tempo la scimmietta Zizì, progettata da Munari. Un elemento per agganciare il bambino di volta in volta che si muove da un’opera all’altra. Poi c’è il Sidney Operhaus in Australia che lavora su percosi sinestetici, cioè che stimolano nel percorso museale i diversi sensi del bambino e questa è una prassi di tanti musei scandinavi. Il tutto accompagnato, magari, da un libretto su cui devono individuare la parte mancante di un quadro e tracciarla con la matita. A casa possono poi colorare le pagine, questo per creare un gancio tra l’esperienza al museo e il fuori.

Art Basel, la più importante fiera mondiale per l’arte moderna e contemporanea, con le sue circa 300 gallerie e opere che vanno dal classico moderno di inizio XX secolo fino ai giorni nostri, inaugurerà la sua 47° edizione dal 16 al 19 giugno.

Mentre «Scope» e «Liste», le sue due fiere satellitari che si svolgono in contemporanea, saranno la piattaforma privilegiata per giovani talenti artistici e nuove gallerie.
Nata a Basilea nel 1970 per opera dei galleristi Trudi Bruckner, Balz Hilt e Ernst Beyeler, da diversi anni Art Basel ha creato delle appendici parallele a Miami e a Hong Kong. Resta il fatto che l’appuntamento di Basilea non ha perso la sua centralità. Si tratta di un grande evento culturale che attira un pubblico internazionale, spaziando dal mondo adulto dei collezionisti a quello più giovane che qui può scoprire cosa si muove nel mondo della creatività di oggi.

Torna al menu «Scuola e infanzia»
Vai alla sezione «Famiglia»
Torna all'Homepage

Commento (0)

Grazie per il vostro commento.

Questo commento ha un contenuto sgradevole?

Il testo sarà controllato ed eventualmente modificato o bloccato.

Il vostro commento

Non avete ancora scritto il commento.

Questo campo deve essere compilato. Grazie.

Campo obbligatorio
Questo campo deve essere compilato. Grazie.










Si prega di commentare nel rispetto della nostra netiquette e degli altri utenti.

LEGGI ANCHE…


L'appuntamento quindicinale

Le analisi di Ceroni su Cooperazione

Parliamo d'arte

La rubrica "Il quadro" di Cooperazione



Login con il profilo di Cooperazione

Chiudere
Fehlertext für Eingabe

Fehlertext für Eingabe

Dimenticato la password?