La maglia cucita sulla pelle

Miryam Sohm è cresciuta nel Bellinzona. Oggi si gode i successi di una squadra tornata grande. – PATRICK MANCINI

«Nella squadra che, sei anni fa, ha riportato il Bellinzona in serie A c’ero anch’io». Miryam Sohm lo dice con orgoglio. Playmaker per vocazione, e ala all’occorrenza, la 22enne ha la pallacanestro nel sangue. E la maglia del club della capitale praticamente cucita addosso. «Io sono cresciuta in questa società. E sono consapevole della storia gloriosa che ha alle spalle». L’entusiasmo sembra essere definitivamente ritornato al Palabasket. Complici anche risultati al di sopra delle aspettative. «Merito pure di Massimo Aiolfi, il nostro coach. Uno che ti trasmette positività. Lo percepisce anche il pubblico. Che da qualche tempo è tornato a essere numeroso. Lo dico chiaramente: vorrei provare a vincere campionato e coppa svizzera». Mamma zurighese, papà congolese, Miryam studia scienze della comunicazione a Lugano. Con l’obiettivo di lavorare, un giorno, nel ramo dello sviluppo sostenibile. «I temi ambientali da sempre fanno parte della cultura della mia famiglia». La palla a spicchi, Miryam, l’ha presa in mano per la prima volta a sette anni. Per non abbandonarla mai più. «Ho sempre giocato a Bellinzona. Eccezion fatta per una stagione nel Winterthur. Il basket è la mia vita. Anche se in Svizzera, soprattutto a livello femminile, ogni tanto ci sono problemi. Mancano sponsor e talenti. E a volte qualche squadra si ritira. È triste. Così il movimento perde credibilità. Per fortuna siamo in un periodo di ripresa. E non si sono più verificati episodi simili».

Foto: Mélanie Türkiylmaz

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Testo: Patrick Mancini

Foto: Sandro Mahler

Pubblicazione:
lunedì 19.02.2018, ore 13:20


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