Verso la grande Russia

Tutto è pronto per il Mondiale di calcio. La 21esima edizione della rassegna iridata si svolgerà in un Paese enorme, sconosciuto a molti. Ecco come alcuni tifosi della Nazionale svizzera stanno vivendo l’avvicinamento all’evento.

TESTO: PATRICK MANCINI - FOTO: SANDRO MAHLER

La maglietta, il cappellino, la bandiera. Tutto rigorosamente a tinte rossocrociate. Davide Santini, 37 anni, di Sorengo, sta preparando la valigia. Poco più di cinque ore di volo da Milano-Malpensa. Destinazione: Rostov sul Don, dove la Nazionale svizzera di calcio disputerà la prima partita del girone dei Mondiali, contro il Brasile. La storia di Davide è quella di tanti tifosi della “Nati”, che nelle prossime settimane vivranno un’esperienza unica. «Sarà un’avventura - dice. - Fino a poco tempo fa non sapevo neanche dove fosse Rostov».

Davide Santini, di Sorengo, sta preparando la valigia per i Mondiali.

L’adrenalina che sale
Davide, sposato e padre di due bimbe, sente l’adrenalina salire di giorno in giorno. Di mestiere fa l’economista in una fiduciaria. Ma per hobby, con un amico, organizza trasferte proprio a sostegno dei colori svizzeri. «In questo caso gestirò un gruppo di una trentina di persone». Nonostante sia abituato alle sfacchinate, stavolta i punti di domanda che gli ronzano in testa sono parecchi. «Dall’albergo allo stadio ci sono oltre tre ore di pullman. Evidentemente il concetto di distanza per i russi è molto diverso dal nostro. Servirà pazienza». E pazienza è di base la parola d’ordine per qualsiasi tifoso che abbia deciso di volare in Russia. A partire da quella necessaria per l’ottenimento del visto. «È valevole a partire da dieci giorni prima della manifestazione, fino a dieci giorni dopo la finale. Per l’occasione, le autorità russe hanno deciso di attuare una procedura speciale online. Ogni tifoso carica la sua foto e i suoi dati su internet per poi ricevere a casa il cosiddetto “Fan ID”, una piccola scheda laminata che fungerà da passepartout. Grazie a questa tessera, potremo entrare in territorio russo, accedere allo stadio e beneficiare di alcuni mezzi pubblici gratuiti».

Questione di organizzazione
Prima ancora, però, c’è stata la grande corsa al biglietto. Stefano Tonini, 27enne consulente assicurativo di Chiasso, la ricorda così. «Sono passato dai canali ufficiali, dal sorteggio della Fifa. Ma avevo anche un “piano B”: partire verso la Russia senza biglietto, per poi cercarlo là, tra i bagarini. Io e i miei amici, tra cui alcuni colleghi di lavoro, abbiamo avuto fortuna. E ora potremo gustarci tutte e tre le partite del girone. Abbiamo iniziato a informarci sulle città e sugli hotel ancora prima di avere la certezza effettiva di essere stati estratti». Stefano racconta come con i suoi amici si sia suddiviso i compiti. «Una trasferta del genere non la puoi improvvisare. Da Rostov a Kaliningrad, fino a Nižnij Novgorod, macineremo centinaia di chilometri in terre che non conosciamo minimamente. Io personalmente mi sono occupato di riservare i biglietti. Ma c’è chi ha pensato agli alberghi, chi ai mezzi di trasporto. Staremo via una decina di giorni. E abbiamo già deciso che ci prenderemo del tempo per visitare Mosca. Siamo parecchio curiosi».

Stefano Tonini (a destra) in compagnia del suo collega, Walter Bernasconi.
Anche quest'ultimo partirà alla volta di Rostov per seguire la Nazionale.

Cori da stadio
La sensazione di curiosità sta contagiando anche Christian Longhi (41) e sua moglie Simona (39). La coppia bellinzonese, consulente finanziario lui, cameriera lei, lascerà per qualche giorno i tre figli alla nonna per intraprendere il grande viaggio. «Proprio per il fatto che abbiamo i bimbi piccoli a casa che ci aspettano, ci fermeremo in Russia “solo” per la sfida tra Svizzera e Brasile - precisa Christian. - Ci stiamo già informando su quali luoghi di interesse visitare. Perché al di là del calcio vogliamo approfittarne per conoscere un Paese così lontano. Personalmente sono rimasto colpito dalle dimensioni delle città. Sono tutte enormi». Simona aggiunge: «Io ho sempre adorato viaggiare. Questa era una bellissima occasione per coniugare la passione del marito con la mia. Detto ciò, spero che la Svizzera batta il Brasile. Mi accontenterei anche di un pareggio. Di solito non sono una tifosa scatenata. Ma penso che allo stadio mi farò prendere dall’entusiasmo, mi pitturerò il viso di rosso e di bianco, e canterò anch’io a squarciagola». Chi è assolutamente abituato ai cori da stadio è Stefano. «A Belfast, lo scorso novembre, al termine della gara d’andata nello spareggio contro l’Irlanda del Nord, non avevo più voce. Di solito porto sempre con me anche una bandiera del Ticino, ci tengo a marcare il territorio. Gli svizzeri tedeschi e i romandi lo apprezzano. Quando ci sono di mezzo le Nazionali, si crea sempre un grande spirito anche con le tifoserie avversarie. Ricordo con piacere le birre che ci hanno offerto i supporter nordirlandesi a Belfast. Avevano il sorriso nonostante la loro squadra avesse perso a causa di un rigore dubbio».

Christian e Simona Longhi sono pronti per la trasferta. I tre figli resteranno dalla nonna.

Una squadra vincente
Il vero tifoso della Nazionale rossocrociata? Lo riconosci in trasferta. Così la pensa Davide. «Perché se uno è disposto a fare ore e ore di spostamenti per 90 minuti di calcio significa che ci tiene davvero. Noi poi stiamo vivendo in un’epoca fortunata da questo punto di vista, con una Nazionale che partecipa quasi sempre ai grandi eventi. Trent’anni fa non era di certo così». Davide ha vissuto il suo primo Campionato mondiale dal vivo in Germania, nel 2006. «Ricordo ancora l’incredibile atmosfera di festa sugli spalti. Si respirava un senso di appartenenza a un’unica nazione. La Nazionale ti fa questo effetto. E poco importa se in campo ci sono svizzeri “doc” o naturalizzati». Discorso non da poco, viste le facili ironie che ormai da qualche anno accompagnano la Nazionale svizzera, farcita di calciatori con origini straniere. «Il calcio è cambiato. Oggi le nazionali sono sempre più come club. Inutile parlare solo della Svizzera. Cosa sarebbe la grande Germania senza i naturalizzati di origine turca o polacca? Chi sostiene, con malignità, che la nazionale svizzera è piena di stranieri, è anche pronto a entusiasmarsi quando questi stessi giocatori ci fanno vincere. Lo trovo un controsenso». «A me sta benissimo che in campo vadano giocatori naturalizzati - aggiunge Stefano. - A una condizione ovviamente: devono avere la maglia rossocrociata nel cuore. Esattamente come ce l’ho io. È l’unico requisito che personalmente desidero da un calciatore della mia Nazionale».

Importanti misure di sicurezza
Intanto, il sistema di sicurezza messo in atto dall’organizzazione della rassegna iridata si preannuncia enorme. Tra i “nostri” tifosi nessuno vuole sentire parlare di rischio attentati o di terrorismo. «Dalla documentazione che abbiamo ricevuto - fa notare Christian - ci sembra tutto super organizzato». «Partiamo tranquilli» aggiunge la moglie. Stefano va oltre. «Oggettivamente se inizi a farti paranoie, oggi non vai più da nessuna parte. Io sono un tipo spavaldo. L’unica paura che ho è quella di non superare il girone. Ma resto fiducioso. La Svizzera farà strada».


Irina Strjova, Esperta di relazioni tra Svizzera (Ticino) e Russia

Quali sono le incognite più grandi che attendono i tifosi svizzeri in Russia?
Bisogna abituarsi in fretta ai grandi spazi e alle lunghe distanze. La Russia è un Paese enorme. Conta circa 144 milioni di abitanti e, con i suoi 17 milioni di chilometri quadrati, copre un settimo della superficie terrestre. Abbiamo ben undici fusi orari diversi. Anche se tra le città in cui si svolge il Mondiale non ci sono differenze eccessive. Poi c’è il problema del traffico, che in alcune località è soffocante. Ma lo si aggira usando la metropolitana.

Cosa non deve perdersi il turista in Russia?
Partiamo dalla gastronomia. Vanno assolutamente assaggiati i blini, crêpes con caviale nero, accompagnate da un buon bicchiere di vodka. Poi consiglio a tutti di entrare almeno una volta in una chiesa ortodossa. Chi fa tappa a Mosca rimarrà incantato dalla metropolitana più bella del mondo. Ogni stazione è un’opera d’arte. Se qualcuno passa da San Pietroburgo, invece, avrà l’onore di vivere il periodo delle notti bianche e di ammirare da vicino le opere di artisti ticinesi, come ad esempio l’architetto malcantonese Domenico Trezzini.

La Russia, per chi non lo conosce, sembra un Paese un po’ chiuso. È davvero così?
Noi russi sembriamo un po’ freddi. Anche perché non abbiamo l’usanza di sorridere per cortesia. Noi sorridiamo solo quando è davvero il caso. È una questione culturale. Poi, però, se entri in casa di un russo, ti dà tutto quello che ha nel frigorifero. I russi hanno un cuore immenso.

Come stanno vivendo i russi l’avvicinamento al Mondiale?
Sento che c’è una grande attesa tra la gente comune. Per noi questo evento è motivo di orgoglio nazionale. A maggior ragione in un periodo in cui la situazione politica interna è più stabile rispetto al passato. Il popolo russo è molto unito. E sorprenderà tutti per la sua ospitalità.

Nel nostro video di Cooperazione vi proponiamo un assaggio di atmosfera di festa e di passione dei tifosi rossocrociati che, tra qualche settimana, si potrà respirare in Russia, in occasione dei mondiali di calcio che inizieranno il prossimo 14 giugno. 

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