«Wilder Mind» dei Mumford & Sons

È un disco che ha scatenato polemiche fra i cultori del rock. Come capita ogniqualvolta un gruppo famoso decide di cambiare stile.

In questo caso gli inglesi Mumford & Sons, emersi anni fa grazie a un suono dai moderni tratti folk, con mirabili impasti corali e strumenti acustici (banjo e contrabbasso). Da non perdere, in tal senso, lo splendido esordio di Sigh No More (2009). Ora il gruppo prende un’altra direzione e con Wilder Mind (Universal) abbraccia un pop arioso, potente e raffinato, con abbondanza di tastiere e chitarre elettriche. Per i vecchi fan è stato uno shock, ma le classifiche di vendita sembrano dar ragione alla band, con primi posti in mezzo mondo.

A parte lo sconcerto iniziale, il disco non è male, soprattutto in pezzi come Cold Arms, Ditmas e Only Love: piacevoli, suggestivi, intensi. I «nuovi» Mumford & Sons, però, hanno perso l’originalità che li caratterizzava: ieri erano dei capiscuola di un genere, oggi paiono uno dei tanti (ottimi) gruppi del filone Coldplay e dintorni. Sempre bravi, ma noi li preferivamo prima.

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Testo: Diego Perugini

Foto: mad (messa a disposizione)

Pubblicazione:
martedì 26.05.2015, ore 13:00


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