Nel regno del grande guaritore

Sostituisce i cuori, cura le anime degli strumenti e ha un sorriso per chiunque valichi la porta del suo atelier. Il liutaio Valentino Natolini crea strumenti da zero e ridà vita a vecchi violini trascurati.

TESTO: RAFFAELA BRIGNONI - FOTO: MASSIMO PEDRAZZINI

Entrare nel suo atelier è come fare un salto nel passato. L’edificio ospitava una farmacia: sono rimasti i mobili di legno, le teche, alcuni flaconi di vetro; sul bancone fa bella mostra di sé una vecchia cassa degli anni Venti. Ma le cure miracolose che si possono trovare qui sono riservate agli strumenti musicali: Valentino Natolini, l’attuale proprietario dell’attività, è liutaio.

Una seconda vita
È da quasi vent’anni che esercita questa professione ed è proprio in questa bottega di Locarno che Valentino ha iniziato a lavorare sotto la guida del precedente proprietario Giorgio Lanini, venuto a mancare nel 2005. «L’atelier porta ancora entrambi i nostri nomi in suo ricordo» spiega Valentino. Nel retrobottega, diverse decine di violini aspettano di ricevere una seconda vita. L’artigiano me ne indica uno in particolare: «Questo è il primo violino costruito da Giorgio, nel 1976, l’anno in cui sono nato io. Per me ha un valore particolare – racconta –. È una grandissima soddisfazione fare rinascere questi vecchi strumenti malandati». Ma a giudicare dallo strato di polvere che ricopre alcuni di questi violini, immaginiamo che se ne staranno nel loro limbo ancora per un po’: tra l’arrivo di clienti, piccole riparazioni e noleggi di strumenti musicali, il tempo corre veloce. La riparazione e la creazione di uno strumento richiedono tanto tempo, che male si accorda a giornate sincopate, ritmate dalle mille incombenze quotidiane. E pensare che alla fine del liceo, Valentino non sa bene cosa fare. E allora segue il consiglio dei genitori. Il padre, chitarrista e docente di musica, gli suggerisce la scuola di liuteria di Cremona.



Valentino accetta il consiglio: in fondo già nutre la passione della lavorazione e della scultura del legno. A quasi vent’anni da questa scelta, Valentino è sicuro di avere imboccato la strada giusta: «È un mestiere bellissimo, non me la sentirei di fare altro» esclama soddisfatto. Ed è così che Valentino si iscrive alla prestigiosa scuola “Antonio Stradivari” di Cremona. «Era un ambiente molto eterogeneo: c’erano giapponesi con due lauree e ragazzi italiani di 14 anni che avevano appena finito le scuole dell’obbligo. Io, con i miei 18 anni, facevo un po’ da trait d’union». Le materie erano numerose: da lezioni di musica, a studio dei materiali, acustica, restauro, verniciatura, disegno, fisica acustica… Se i giapponesi si applicano con particolare disciplina, gli studenti ancora adolescenti a volte dettano il clima in classe: un ambiente goliardico, lontano dall’immagine di compostezza che si può immaginare per un simile mondo. «Una volta i professori erano andati a bersi un caffè e ci avevano lasciati in classe a continuare il nostro lavoro: dovevamo analizzare un mandolino di Stradivari. All’improvviso un gruppo di ragazzi si era messo a giocarci. Se ci ripenso! Per fortuna non si è rotto!». Non si occupa solo di ridare vita ad antichi violini. Il quarantenne è anche appassionato d’auto d’epoca, e qualche anno fa, aveva deciso con la fidanzata che si sarebbero sposati dopo che lui avesse terminato personalmente il restauro della sua Porsche del ’63, che li ha poi scarrozzati per le tre settimane del viaggio di nozze. «Il giorno prima delle nozze all’auto ancora mancava il tachimetro – si ricorda divertito –. Il garagista, dopo un paio di giorni che eravamo partiti, mi aveva chiamato per chiedermi se fosse tutto ok» racconta facendo il finto offeso. 


Di generazione in generazione
Imbraccia uno strumento, ne indica il cuore, l’anima, mi mostra le chiome di crini di cavallo. C’è qualcosa di molto vitale in questo atelier. Sarà la magia del legno, sarà l’immaginarsi che questi oggetti inerti possono dare vita a infinite melodie. Confida di non essere un musicista, mentre tutti intorno a lui suonano: dai genitori alla moglie, una violinista che ha conosciuto proprio qui. «Aveva telefonato per informarsi sulla sostituzione di un pezzo del suo violino. Già la sua voce mi aveva colpito. Poi era passata nell’atelier e abbiamo iniziato a parlare della nostra passione comune: la musica barocca. Avevo tentato la fortuna invitandola a cena e non mi aveva detto di no» sorride. Oggi, Valentino e Giaele hanno due bambini: Andrea di pochi mesi e Raffaele di tre anni. «È una spugna. Quando vede sua mamma suonare il violino, la vuole imitare, le si siede accanto con il piccolo violino che gli abbiamo regalato. Va a caso, ma si vede che gli piace la musica. Quando sarà più grandicello, se vorrà, gli farò il più bello strumento che abbia mai costruito», racconta emozionato e con un filo d’orgoglio.

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