Il 75% dell’uva coltivata è a bacca bianca.

Nei vigneti, al di là del mare

Chi ha la fortuna di andare in Sardegna potrà scoprire i vini più speciali in cantina o al ristorante. Per gli altri, ecco alcune curiosità a distanza.

La storia della vite in Sardegna è così antica da supporre che le civiltà che vi si sono susseguite non abbiano portato i ceppi, ma unicamente le tecniche di coltivazione, di produzione e conservazione del vino. Oggi i circa 30.000 ettari vitati sono coltivati per il 75% con uve a bacca bianca. Vermentino e Carignano i vitigni principali, originari dalla Spagna, in particolare da Aragona, che dominò l’isola tra il XIII e XIV Secolo.

Quattro sono le zone viticole in cui possiamo suddividerla: quella di Sassari, in cui domina il semi-aromatico Vermentino (nella regione di Gallura produce l’unica DOCG sarda). Un altro vitigno bianco è la Vernaccia, che produce un vino leggero con un retrogusto di mandorla amara, la cui coltivazione è nella regione costiera di Oristano. A Ovest troviamo Nuoro, zone collinose che si alternano alla pianura con i terreni calcarei ideali per il Cannonau, che nuove ricerche danno autoctono e non importato dagli aragonesi. Il Carignano, dal canto suo, viene coltivato nella provincia di Cagliari, le cui aree vitate più estese si collocano sulla parte sud occidentale e sulle coste orientali. Interessanti sono anche i vini ottenuti dall’antico vitigno Monica, che viene coltivato irregolarmente su tutto il territorio.

Rothschild, pionieri in Cile

Con il suo clima caldo e l’abbondanza d’acqua proveniente dalle Ande, il Cile è un vero paradiso per le uve, sin dal XVI secolo. Numerose sono le aziende vitivinicole europee che hanno investito in questo Paese, primi fra tutte i Domaines Barons de Rothschild-Lafite, che nel 1988 hanno acquisito la tenuta Los Vascos. Il Sauvignon Blanc di Los Vascos è realizzato con uve delle aree di Casablanca e Curicó, che conferiscono la tipica freschezza. Ciò che lo distingue è, però, la notevole eleganza e complessità, derivanti dal «know-how» di Lafite.  Un vino vivace, dall’ampia aromaticità con un bouquet di frutti esotici, limoni e pompelmi. Da bere come aperitivo, esalta il salmone affumicato e i frutti di mare.


Alcuni profumi del vino sono altresì particolari, come ad esempio l’aroma di rancio, definito approssimativamente come una miscela di spezie, prugne e una nota di burro. È presente in alcuni vini sottoposti volutamente a ossidazione, ad esempio tramite l’esposizione alla luce del vino in vasi trasparenti o l’invecchiamento in botti non colme. I vini più noti che portano fieramente questa caratteristica sono il Madeira, il Marsala, il Porto e lo Sherry, anche se non tutti hanno l’aroma di rancio, che dipende dall’evoluzione del vino.

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