Giuliano Zanetti mostra uno dei carrelli ritrovati intatti nella miniera.

Corsa all'oro nel Malcantone

Fino agli anni ’50 a Sessa era in funzione una delle più importanti miniere della Svizzera. Dismessa e abbandonata, dopo anni di opere di restauro, oggi si svela al pubblico per rendere nota una pagina della nostra storia ancora poco conosciuta.

TESTO: RAFFAELA BRIGNONI - FOTO: SANDRO MAHLER

Anche il Ticino ha avuto il suo Klondike. A metà Ottocento a Sessa fu infatti aperta una miniera e il ritrovamento del prezioso metallo suscitò una piccola corsa all’oro nel Malcantone. Nei quasi cent’anni in cui è stata in funzione, la miniera di Sessa ha dato lavoro a decine di minatori, e si calcola che nell’ultimo periodo di attività, dal dopoguerra al 1952, sia stata estratta una mezza tonnellata d’oro per un valore di 2 milioni di franchi. Ma quanto abbia reso in totale, quanti ci abbiano lavorato, quante siano le gallerie della miniera, sono tutte domande ancora aperte. «I documenti sono rari e chi ci aveva lavorato non parlava volentieri della miniera» racconta Giuliano Zanetti, vice presidente dell’Associazione Miniera d’oro di Sessa, da alcuni anni impegnato nelle attività di recupero di questa miniera e della sua storia. «Da ragazzino mi intrigava e mi ci avventuravo di nascosto, anche se l’entrata era stata fatta saltare per renderla inagibile».

Ma così inaccessibile non doveva essere. Come lui, altri ragazzi curiosi e temerari della zona cercavano di esplorarne i cunicoli. Questa curiosità è stata ben più di una ragazzata: la voglia di saperne oltre ha fatto scattare in Giuliano e in un gruppo di persone del paese l’idea di riaprire la miniera. Dopo quasi mezzo milione di franchi e 4.800 ore di volontariato serviti alla messa in sicurezza, all’illuminazione dei cunicoli, al pompaggio dell’acqua che l’aveva allagata, all’organizzazione di un centro per i visitatori e alle ricerche sulla storia e sulla geologia della miniera, ecco che a giorni avverrà l’inaugurazione e l’apertura al pubblico di questo sito, per molti versi ancora misterioso. Nella piccola capanna davanti all’entrata ci prepariamo per una visita in anteprima. Indossati gli stivali di gomma e, per ragioni di sicurezza, un casco con torcia, siamo pronti per scoprire la miniera.


L’accesso alla miniera con tanto di binari. 

Tonnellate di roccia fino in Belgio
«Negli anni ’30, fino allo scoppio della seconda guerra mondiale, la miniera funzionava bene. Almeno, questo è quello che si deduce dal fatto che la roccia, che qui era estratta, selezionata, frantumata e pretrattata chimicamente, veniva trasportata a tonnellate in treno fino in
Belgio, dove se ne estraeva l’oro – osserva Giuliano –. Poi, ripresi i lavori dopo la guerra, venne definitivamente chiusa nel 1952: c’era stato un crollo del prezzo dell’oro, e probabilmente l’attività non era più redditizia». Intanto procediamo nel corridoio principale, lungo 375 metri, l’unico percorribile. Un altro livello si trova sopra di noi, e sotto ve ne sono altri due, o forse tre: si sa di circa due chilometri di gallerie in tutto. Il politecnico di Zurigo ha effettuato una planimetria e le impressionanti riprese sono visibili su internet. 


Giuliano Zanetti all’incrocio dei cunicoli.

Un’aria di mistero
I binari su cui correvano i carrelli ci sono ancora, anzi ci sono addirittura due carrelli, sebbene completamente arrugginiti; si vedono scale di legno che portano a una galleria inferiore; si notano passaggi verso il livello superiore, ganci per carrucole e per lanterne un po’ ovunque, tubi per l’aerazione; un incrocio; qua e là pilastri di legno di castagno d’epoca sorreggono alcune volte. Sembra che la miniera sia stata abbandonata all’improvviso e un’aria di mistero avvolge questi luoghi.


Scale di legno portano a livelli inferiori (inagibili al pubblico).

La galleria ora è illuminata (ma non troppo) e non è facile immaginarsi le condizioni in cui lavoravano i minatori. «Si presume che scavassero 50-60 centimetri a volta alla ricerca del filone aurifero. E all’inizio l’elettricità non c’era ancora» ci spiega la nostra guida. Insomma si procedeva a picconate e candelotti di dinamite (sono ancora visibili alcuni punti in cui furono posizionati gli ordigni esplosivi).


Oro o pirite? Gli esperti ancora devono stabilirlo.

«Siamo a conoscenza di un incidente nel 1874, in cui persero la vita due minatori» ci spiega Giuliano mentre avanziamo nella galleria. Non è tutto oro quel che luccica In alcuni punti si capisce come si siano formati i filoni d’oro: ci sono, ben visibili, diverse formazioni rocciose che raccontano la storia dei movimenti tettonici. Qua e là, piccole stalattiti; e più si procede, più si avvistano piccoli scintillii sulla roccia: «È pirite, anche nota come l’oro degli sciocchi» sorride Giuliano, indovinando il nostro stupore, e smorzandolo subito.


Ricostruzione di come era la miniera nella sua parte esterna.

E se qui non è permesso
cercare oro, si può sempre tentare la fortuna alla Lisora. Il nome del corso d’acqua è di buon auspicio. Sempre che non sia una leggenda o uno specchietto per allodole come la pirite. Ci dicono di no: e allora tutto è pronto per una nuova ondata di caccia all’oro nel Malcantone. E anche se probabilmente non ne usciremo più ricchi, saremo più consapevoli di questo importante capitolo della nostra storia.

Con il sostegno di Coop, i prossimi 30 aprile e 1° maggio, la miniera d’oro di Sessa è felice di annunciare la sua apertura al pubblico con un ricco programma inaugurale: visita della miniera (10.- franchi per persona), ricerca dell’oro nel fiume Lisora e altre attività per grandi e piccini. Coop organizza anche un concorso e mette in palio tre zaini di prodotti Coop Naturaplan. Per l’occasione, e per far fronte alla carenza di parcheggi nelle vicinanze della miniera, verrà allestito un servizio di navetta dal posteggio delle scuole di Sessa fino alla miniera. In seguito, la miniera sarà visitabile unicamente in occasione di tour guidati, su iscrizione. Entrata a 15.- franchi per adulto e 8.- per ragazzi dai 6 ai 15 anni; gratuita per i più piccoli. All’interno della miniera, ci sono 11-12 °C tutto l’anno, per cui è bene vestirsi caldi, magari con una mantellina per proteggersi dalle gocce che cadono dal soffitto, soprattutto nella prima parte della galleria; sono anche auspicabili buone scarpe
(il terreno è umido e scivoloso).
Per maggiori informazioni e per il video:

www.minieradoro.ch

www.facebook.com/minieradorosessa

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