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Pesca nelle Azzorre:
mare e pazienza

Nei banchi del pesce di Coop tornano barracuda, ricciole e simili. Provengono dall’arcipelago delle Azzorre, dove sono ancora pescati a mano. Reportage da una notte sul peschereccio «Lucrecia».

Siamo nel cuore della notte. Sono le quattro di mattina. Nell’oscurità di Ponta Delgada il mare sembra tranquillo, perlomeno dal porto. Ci troviamo a São Miguel, la più grande delle nove isole che costituiscono le Azzorre, un arcipelago in pieno Atlantico a circa 1300 chilometri a ovest dalle coste portoghesi.

Gli ultimi tre giorni i pescatori non sono potuti uscire in mare perché la tempesta faceva montare troppo le onde. Oggi il mare sembra più calmo. Gli uomini si affrettano verso «Lucrecia», una semplice imbarcazione in legno. Sebbene la barca balli un po’ per il mare agitato e il vento freddo si insinui tra i vestiti dei pescatori, lo spirito a bordo è sereno.


Le sardine sono conservate in un serbatoio riempito d’acqua marina fresca.

Servono le sardine per far abboccare i pesci grossi
Eduardo, il pescatore 21enne che sta sempre in prua alla barca, è felice di poter finalmente uscire. Non è il solo e non c’è da meravigliarsi: «Se torniamo senza pesce restiamo senza stipendio», racconta. Ma perché le prede abbocchino serve prima un’esca.
Dopo due ore di navigazione lungo la costa meridionale, Eduardo fa un fischio, punta il dito sull’acqua e grida: «Sardine!». A pochi metri dalla nave migliaia di bolle d’aria affiorano sul pelo dell’acqua. Dopo alcune manovre di svolta la barca riesce ad accerchiare un branco di piccole aringhe. In men che non si dica i marinai gettano una rete, che in un attimo è già ricolma di pesce. «Le sardine ci servono da esche per attirare all’amo altri pesci», spiega Joe Domingos, capitano della barca e padre di Eduardo. Dopo altre due ore di navigazione, il capitano ha scelto una zona promettente: «Quando gli stormi di gabbiani volano in circolo sul pelo dell’acqua è un buon segno», precisa il capitano. Ogni pescatore getta a mano una lenza di nylon alla cui estremità è agganciato un solo amo con la sardina.

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Tre dei grandi pesci delle Azzorre in vendita nei banchi pesce dei negozi Coop (da sinistra a destra): pagello...

...scorfano rosso...

...e pesce sciabola.


 
I pesci piccoli sono rigettati a mare
Stamane i pescatori non sembrano proprio avere fortuna. Non c’è niente che abbocchi: niente di niente! Gli uomini iniziano a spazientirsi. «Non è possibile!», grida Eduardo infastidito. Dopo 45 minuti il capitano prende una decisione: «Ci spostiamo in un’altra zona». La barca riparte e scoppiettando naviga verso un nuovo punto. Ma anche lì all’inizio sembra regnare la stessa desolazione.
Dopo un quarto d’ora però le cose iniziano a prendere un’altra piega: sei pescatori riescono a prendere qualcosa quasi contemporaneamente. Lentamente ma con costanza ognuno di loro recupera la propria lenza.
Il primo pesce della giornata – dopo più di quattro ore di riscaldamento – è un barracuda di quasi due metri. Si comincia a ingranare. Pagelli fragolini, ricciole e sempre più barracuda sembrano non lasciare un attimo di tregua ai pescatori. Capita spesso che abbocchino anche pesci più piccoli o pesci che non hanno mercato. «Quando succede li rigettiamo in mare in modo che possano crescere per un altro paio di annetti», dice Joe Domingos sorridendo. Alle tre il capitano decide di rientrare in porto. Nonostante l’inizio difficile è soddisfatto: il contenitore è pieno e la qualità del pesce buona.



Il panino sul viaggio di ritorno
Durante il ritorno la barca e gli utensili vengono rimessi in ordine e spazzolati con acqua di mare. Poi resta ancora una mezz’oretta per mangiare in tutta tranquillità i panini che le mogli dei pescatori hanno loro preparato la mattina. Alle quattro e mezza di pomeriggio la barca entra in porto. Per i pescatori volge al termine una giornata di duro lavoro. Ora non resta che consegnare il pescato direttamente nel padiglione del mercato ittico dove i pesci sono divisi per tipologia, pesati, messi nel ghiaccio e il mattino successivo venduti all’asta ai commercianti ittici, anche a quelli che acquistano per Coop. I dieci uomini hanno pescato in tutto 443 chili. Soddisfatti prendono la via del ritorno. Di tempo per se stessi e per la famiglia ne resta poco perché i pescatori non possono coricarsi troppo tardi. La mattina la sveglia suona di buon’ora.

Solo quando il WWF dà il via libera, un pesce finisce nei banchi Coop.

Che cosa significa per il WWF pesca sostenibile?
L’impatto della pesca praticata dall’uomo sull’ambiente deve essere il più contenuto possibile e le quote di pescato tali da permettere la naturale rigenerazione degli stock ittici.
Come siete in grado di valutare se una specie ittica è a rischio?
Le nostre valutazioni sono affidate a biologici marini che osservano i dati scientifici sugli stock: gli stock sono sani? C’è un numero sufficiente di pesci in giovane età? E poi i metodi di cattura: che ripercussioni hanno sull’ecosistema? Sono già presenti danni? E per finire si valuta il sistema di gestione: si utilizzano metodi scientificamente infallibili? Esistono periodi di fermo biologico imposti dalla legge?

Che succede ai dati?
Li mettiamo assieme e creiamo una valutazione del rischio dopo di che possiamo classificare il pesce in una delle nostre categorie di valutazione: «consigliato», «consigliato ma con attenzione», «vulnerabile a rischio», «sconsigliato».

Qual è la particolarità della pesca nell’arcipelago delle Azzorre?
La provenienza del pesce è classificata secondo il nostro schema come «consigliata» e «consigliata con moderazione». Gli stock ittici non sono a rischio di overfishing e i pesci sono catturati con lenze a mano: ogni pesce viene cioè tirato fuori dal mare singolarmente. Esistono poi standard esemplari come pezzatura minima e aree protette.

Com’è organizzata la collaborazione con Coop?
Coop collabora dal 2007 con il WWF e gli chiede periodicamente di controllare il proprio assortimento di pesce e di frutti di mare. In questo modo le specie di pesci problematiche provenienti da aree a rischio non vengono commercializzate o se le condizioni in quella regione peggiorano, vengono rapidamente depennate dall’assortimento. Come se non bastasse, Coop amplia in continuazione il proprio assortimento di prodotti biologici, a marchio MSC o ASC.

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Testo: Markus Kohler
Foto: Visualimpact.ch/ Rainer Eder
Pubblicazione:
lunedì 24.08.2015, ore 00:00


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