Cosma, una 14enne innamorata della pesca

È appena iniziata la stagione della pesca e la 14enne leventinese Cosma Alberti ha da poco ottenuto la licenza. Per le nuove generazioni la tutela dell’ecosistema è una priorità assoluta. In netto calo il numero dei praticanti.

TESTO: PATRICK MANCINI – FOTO: SANDRO MAHLER

«Ancora adesso sono meravigliata di come sono fatti i pesci al loro interno. Di come sono disposti i loro organi…» La pesca ha sempre rappresentato il pallino di Cosma Alberti, 14enne cresciuta a Quinto, in Leventina. Sin da quando, a soli sei anni, si recava sulle rive del laghetto di Cadagno, con papà Roberto. «La mia prima giornata di pesca? Fu indimenticabile», ammette. Tanto indimenticabile che di recente Cosma ha staccato con orgoglio la sua licenza di pesca. Da poche settimane fa ufficialmente parte del piccolo, grande, esercito dei pescatori amatoriali della Svizzera italiana. «Circa 4.000 appassionati – sospira Urs Lüchinger, presidente della Federazione di pesca ticinese (Ftap) –. Meno della metà rispetto ai primi anni 2000. I tempi sono cambiati».

In riva al fiume
Siamo a Chiggiogna, in riva al fiume Ticino. La pesca nei fiumi è aperta da pochi giorni. E Cosma è lì, ai bordi dell’acqua. Indossa giubbotto e pantaloni mimetici. Con sé ha una cesta in vimini ereditata dal suo bisnonno, una cassetta con gli “strumenti del mestiere”, ami ed esche in particolare, un retino, ma soprattutto la canna con cui cerca di agitare le acque, a caccia di una trota fario che abbocchi. «Papà mi ha insegnato i trucchi per pescare bene. Devi cercare di stuzzicare il pesce. Non tenere la canna ferma come si faceva una volta». Pesca moderna. Niente più vermetti come esca. Si punta su gommini di silicone colorati e riutilizzabili. «E una volta che il pesce ha abboccato, devi comunque rispettarlo. Va accompagnato con un retino e stordito subito. Prima, però, bisogna valutare la sua misura. Se è troppo piccolo va rimesso, con le dovute precauzioni, subito in acqua». Sì, perché le regole dell’Ufficio caccia e pesca parlano chiaro. Ogni pesce deve potere fare le uova almeno una volta nella vita. «Trent’anni fa – spiega Lüchinger – era prassi riempire i corsi d’acqua di pesci di pronta cattura. Pescava chiunque. Anche chi non era bravo. Poi, col tempo, si è capito che era importante avere un occhio di riguardo per l’ecosistema. È diventato fondamentale mantenere un equilibrio tra le diverse specie. Oggi uno pesca perché è convinto di quello che fa. C’è una consapevolezza maggiore. E si sa che una pesca di qualità passa solo da un ecosistema sano».

Cosma Alberti prepara un’esca.

La parola chiave
Ecosistema è la parola chiave citata più volte durante la giornata del corso di introduzione alla pesca, svoltasi al Centro della Protezione Civile di Rivera qualche settimana fa. Tra i banchi, c’era anche Cosma. Decisa a ricevere la patente di pesca. «La puoi avere solo una volta che hai compiuto i 14 anni – precisa –. Al corso ti insegnano a rispettare l’ambiente. Capisci che c’è una catena alimentare e che se peschi troppi pesci di una determinata specie rischi di creare grossi problemi». Oggi Cosma si sente una pescatrice a tutti gli effetti. Pagherà il rinnovo annuale della licenza (170 franchi per gli adulti, 50 per i minorenni) e quello legato all’affiliazione obbligatoria a una società di pesca (50 franchi per gli adulti, 25 per gli under 18). Papà Roberto, che presiede la società di pesca dell’alta Leventina, è fiero del percorso che sta facendo sua figlia. Anche perché le donne rappresentano solo il 5% del mondo dei pescatori amatoriali. Dalla famiglia Alberti, tuttavia, arriva un grande contributo a questa causa. «Perché pure Nives, la sorella maggiore di Cosma, è pescatrice. La nostra è una famiglia che ha tramandato questa passione di generazione in generazione. L’interesse per la pesca coinvolge i giovani soprattutto nelle valli e nelle zone periferiche». E infatti Cosma si ricorda di quando, nel periodo in cui frequentava le scuole elementari ad Ambrì, aveva l’acquario in classe. «Una specie di mini incubatoio. Siamo partiti dalle uova, e abbiamo scoperto, a poco a poco, tutti gli stadi dell’evoluzione dell’animale, fino ad arrivare ai pesciolini. A un certo punto li abbiamo liberati in un riale. Una bellissima esperienza. Che mi ha avvicinato ancora di più a questo universo».  «Io ho 54 anni – riprende papà Roberto –. Ho visto cambiare radicalmente la situazione della pesca in Ticino. Una volta, all’apertura ufficiale della stagione, fiumi e laghetti erano presi d’assalto. C’era l’invasione. Forse nel frattempo sono arrivate anche altre alternative. La gente ha anche altri hobby, altri impegni».

La giovane pescatrice è ritratta sul bordo del fiume Ticino, stavolta ad Ambrì.

Una svolta epocale
Sarà. Ma c’è un aspetto magico che solo la pesca sa regalare. E Lüchinger lo evidenzia con una vena quasi romantica. «Quando pesco, nessuno mi disturba. Il cellulare è spento, qualsiasi tipo di rumore è lontano. È un momento di grande meditazione, di libertà e di relax. Certo, sul lago è più difficile pescare. Ci sono più varietà di pesce, dal pesce persico al lucioperca, passando per il coregone. Il contesto è più ampio e cambiano pure le tecniche. Così come è, ancora diversa, la realtà dei laghetti alpini, popolati in particolare dai salmerini». Per non parlare delle regole e dei divieti imposti dal quasi indecifrabile calendario dei pescatori. Nei due principali laghi ticinesi, si può pescare tutto l’anno. Ma ogni specie ha un suo periodo di protezione dovuto alla riproduzione.  Ad esempio, in primavera è proibito pescare il pesce persico, il lucioperca, il luccio, mentre la trota lacustre invece è protetta in autunno e il coregone da novembre a gennaio. Le trote nei corsi d’acqua sono protette da ottobre a marzo, mentre nei laghetti alpini e nei fiumi di montagna si può pescare da giugno a settembre. «Ci sono regole da rispettare – sintetizza Lüchinger –. Fanno parte del gioco». Intanto, il 2018, per i pescatori di fiume, sarà un anno storico. Epocale. «Perché finalmente – sottolinea Lüchinger – nei fiumi Maggia, Ticino e Brenno ci sarà un rilascio maggiore di acqua da parte delle officine idroelettriche. A ordinarlo è stata la Confederazione. Ciò significa che in alcuni fiumi ci sarà più deflusso d’acqua, che corrisponde a una maggiore diversificazione delle specie. Sarà un toccasana soprattutto per le trote. In alcune zone, come ad esempio nella bassa Vallemag- gia, non vivevano praticamente più. C’era troppa poca acqua ed era comunque troppo calda».

Cosma controlla che la trota pescata non sia troppo piccola. Al corso ha imparato a rispettare l’ambiente e a fare attenzione a non pescare troppi pesci di una determinata specie.

Insieme a tavola
Ancora una volta si parla di equilibrio ambientale. Quasi fosse un mantra, che i pescatori si ripetono in continuazione. Una priorità che non esclude il fine ultimo e primordiale di questa attività. «Un tempo si pescava per mangiare», ricorda papà Roberto. E, ancora oggi, la maggior parte dei pescatori amatoriali adora cucinare e mangiare il pesce pescato. «Io e papà il pesce lo cuciniamo insieme – sostiene Cosma –. Si crea così un bellissimo momento in famiglia, in cui si sta insieme, magari al termine di una giornata trascorsa in riva al fiume. E a tavola si parla di quello che si è vissuto, emergono sempre belle storie, anche del passato. La pesca è anche questo».   

Cosma prende appunti durante il corso tenutosi recentemente al Centro Protezione Civile di Rivera. Accanto a lei, il papà Alberto.



 
Esemplare di persico reale su un foglio di carta assorbente, con  tanto di note descrittive. In primavera è proibita la pesca di questo pesce.


Urs Lüchinger, presidente Ftap

Claudio Jelmoni, Responsabile dei corsi di pesca in Ticino

Oggi la pesca amatoriale ha sempre più una connotazione etica. Perché?
L’impatto che il pescatore ha sull’ambiente può essere determinante. Non basta conoscere le specie ittiche e le tecniche di pesca. Oggi, il pescatore è molto più sensibile all’ecosistema acquatico,  rispetta l’ambiente e si rende conto di avere un’importante responsabilità. A volte è lo stesso pescatore a fungere da sentinella ambientale e segnalare inquinamento lungo i corsi d’acqua, morie di pesci e altre anomalie.   

Cosa succede a chi non rispetta le regole?
Sul territorio cantonale operano circa una ventina di guardiapesca. I controlli sono frequenti in determinati periodi. Ma il territorio è vasto e le mansioni delle guardie sono ripartite tra la caccia e la pesca. In base al tipo d’infrazione, le multe possono superare i 100 franchi. In alcune circostanze si arriva addirittura al ritiro della licenza per un determinato periodo.

Quali sono le infrazioni più frequenti?
Catturare pesci piccoli, ogni specie ha la sua misura e un numero massimo di catture. Ma anche pescare con attrezzi non consentiti, o non compilare correttamente i documenti legati alle statistiche. Va anche specificato che il regolamento è parecchio complicato e ogni tanto cambiano alcune piccole regole. Quindi può capitare che un pescatore commetta un errore involontariamente. Occorre molta attenzione.

È anche tutta questa “burocrazia” a fare calare il numero di pescatori?
No. Ogni anno abbiamo circa 450 persone che frequentano una delle nove giornate del corso introduttivo alla pesca. Alcuni, tuttavia, gettano subito la spugna. Magari perché scoraggiati di fronte alle poche catture. Sì, perché i cambiamenti climatici e gli interventi dell’uomo hanno sostanzialmente cambiato le modalità di sopravvivenza delle specie autoctone. Di certo oggi pesca solo chi è motivato. Bisogna avere una passione che consenta di superare anche i momenti di “magra”. In futuro, oltre alla partecipazione alla giornata istruttiva, sarà obbligatorio essere in possesso del tesserino SaNa, ottenibile rispondendo a un test con 50 domande a crocette.

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PESCATORI IN DIMINUZIONE

Una dozzina, le società di pesca amatoriale nella Svizzera italiana. Circa 4.000
i pescatori con licenza annuale, poco più di 1.000 invece quelli con la licenza a corto termine (bisettimanale o mensile). Trent’anni fa il numero di pescatori amatoriali superava abbondantemente le 11.000 unità. Una trentina, complessivamente, i pescatori che pescano ancora con le reti. La maggior parte opera sul Verbano.  

www.ftap.ch

www.ti.ch/pesca

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SIMBOLO DEI CRISTIANI

I Paesi legati alla cultura cristiana sono da sempre confrontati con l’immagine del pescatore. E con una tradizione che riscopre i suoi significati profondi nella settimana prima di Pasqua. In particolare, con i riti del Venerdì Santo, giorno in cui ai fedeli è richiesta l’astinenza dalla carne. Simbolo di fede e di purezza, il pesce assume un ruolo religioso e spirituale nel cristianesimo.
Lo troviamo, tanto per citare alcuni esempi, nei testi dei vangeli che rievocano la chiamata dei pescatori, la pesca miracolosa e la moltiplicazione dei pani e dei pesci. Non è tutto: le lettere della parola “pesce” in greco, se scritte in maiuscolo, formano l’acronimo di “Gesù Cristo, figlio di Dio Salvatore”.