«Impossibile replicare il 2017»

Quali scenari per il turismo alberghiero cantonale dopo il boom dello scorso anno? La questione degli investimenti nel settore e le prospettive promettenti delle B&B. A colloquio con Lorenzo Pianezzi, presidente di hotelleriesuisse Ticino.

TESTO: DAVIDE MARTINONI - FOTO: SANDRO MAHLER

Nei primi 4 mesi del 2018 il turismo alberghiero in Ticino ha registrato un calo significativo rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso. Ma vedere il bicchiere mezzo vuoto non è nella filosofia di Lorenzo Pianezzi, 38 anni, presidente di hotelleriesuisse Ticino, l’associazione degli albergatori che rappresenta oltre i due terzi dei letti del settore e che avrebbe ragione per guardare all’alta stagione quantomeno con un po’ d’ansia.

Presidente Pianezzi, che tipo di estate vi attendete?
In linea con la media degli ultimi tre anni, ma meno buona di quella del 2017, un anno “troppo positivo” da tutti i punti di vista e che sarà impossibile replicare su scala annua. C’è già una buona occupazione alberghiera, ma il turista sempre più si muove all’ultimo minuto, sulla base degli eventi (il singolo film del Festival di Locarno) e dell’andamento meteorologico. In rete molti siti propongono soluzioni rapide per esigenze improvvise. Nel primo quadrimestre c’è dunque stato un calo, ma la sofferenza è da relativizzare. Non si deve sempre puntare al rialzo: è naturale che vi siano delle oscillazioni. Bisogna essere realisti e sapere accettare.

Negli ultimi 20 anni l’albergheria ha subìto una decimazione del suo contingente di stabilimenti. Erano 591 nel 1999 per ridursi agli attuali 400 circa, con una diminuzione di circa 6000 letti. Questa erosione che motivazioni nasconde e quali sono le prospettive?
Quello è il risultato soprattutto di un “problema generazionale”. Alla fine degli anni Novanta la maggior parte degli alberghi aveva già bisogno di una ristrutturazione abbastanza sostanziale. Ma gli albergatori che avevano operato dagli anni Ottanta in poi erano spesso i discendenti di chi aveva fisicamente creato la propria struttura. C’è stato chi ha ristrutturato al meglio, ma anche chi ha scelto “solo” di lavorare.

Fino a quando i veri nodi sono venuti al pettine: bisognava allora scegliere se investire cifre ingenti, oppure riconvertire.
Esatto. Investire significava metter dentro milioni. La maggior parte di chi ha chiuso il proprio albergo lo ha fatto perché non aveva un seguito generazionale, o perché non ha saputo o potuto rinnovarsi, ritrovandosi così sempre meno vendibile su un mercato internazionale in cui il rinnovamento importante, complici i costi di gestione e quelli dei materiali, nettamente inferiori rispetto ai nostri, viene effettuato a scadenza almeno quinquennale. Ricordo che ai tempi d’oro del turismo ticinese chi realizzava un hotel lo faceva con camere meravigliose di determinati mobilifici e aveva un orizzonte di almeno 20 anni, senza altri investimenti sostanziali. Oggi questo margine è sceso a 10, massimo 15 anni.

Chi oggi intende investire che condizioni-quadro trova?
Siamo messi sempre meglio. Se parliamo di incentivi statali, fino a quest’anno c’era un credito quadro cantonale di 12 milioni di franchi, che però si è esaurito con un anno di anticipo. La risposta statale, grazie in primis alla sensibilità del ministro delle finanze Christian Vitta, è stata far ripartire il quadriennio in anticipo, aumentando il credito quadro da 12 a 16 milioni, “spalmati” in sussidi pari al 10-15% degli investimenti. Si è trattato di una risposta lungimirante alla chiara tendenza dei privati a mettere mano alle strutture per mantenersi competitivi. Anche se la vera nuova tendenza da sottolineare è un’altra.

Quale?
Riguarda le piccole e medie strutture. Vedo “spuntare” con piacere piccole realtà di “B&B” gestite a livello familiare, ma di pregio, che chiedono di essere associate a hotelleriesuisse per orientare la propria struttura, capire meglio che tipo di servizio offrire, ottenere il “label” e la relativa consulenza ad esempio sulla classificazione delle stelle, ma anche dal punto di vista giuridico. Vediamo una richiesta da parte loro e un’opportunità per noi: coinvolgendoli, apriamo alla riscossione dagli ospiti della tassa di soggiorno e riusciamo a generare qualità curando anche il settore della formazione. A proposito della tassa di soggiorno, la sua importanza è centrale: permette di dare informazioni al turista sul territorio e creare iniziative come i siti internet, i flyers e i prospetti, utili anche agli ospiti che fanno capo a strutture piccole e familiari. In questo senso va la richiesta di modifica della legge sugli esercizi pubblici, togliendo la zona grigia della cosiddetta “pensione di famiglia”.

In questo modo siete destinati a diventare sempre più rappresentativi.
Oggi “copriamo” il 70% dei letti alberghieri, ma il potenziale di sviluppo, proprio con l’avvicinamento delle realtà più piccole, è grande. Come lo è la nostra forza contrattuale: a livello svizzero l’associazione porta a casa risultati interessanti anche con la politica, ad esempio ottenendo il tasso Iva agevolato per l’albergheria al 3,8%, riguadagnato l’anno scorso per i prossimi dieci anni. Senza dimenticare conquiste epocali come il raddoppio del tunnel autostradale del San Gottardo, per il quale abbiamo fatto un’ampia azione di “lobbing”.

A proposito di San Gottardo, cosa dire sul tema della mobilità?
Le colonne in entrata e uscita al confederato interessano poco. Viene da noi e ci bada relativamente: potrebbe benissimo prendere il treno. La mobilità diventa un problema quando ci si deve muovere internamente. Ma lo abbiamo risolto con il Ticino Ticket, che permette di spostarsi “gratuitamente”, sempre grazie alla tassa di soggiorno, con i mezzi pubblici su tutto il territorio cantonale. Questa soluzione combinata sarà ancora più importante fra due anni, con l’apertura del tunnel di base del Ceneri, grazie al quale gireremo il Ticino in un attimo: Locarno-Lugano in 20 minuti e Lugano-Bellinzona in 11.

Parliamo infine di progetti. Nel Locarnese si fa un gran parlare della passerella lacuale che collegherà Ascona alle Isole di Brissago. Le piace l’idea?
Moltissimo. È in linea con quanto vado dicendo da anni, e cioè che il nostro turista non ha più soltanto bisogno del lago, della montagna e del sole, ma anche e soprattutto di nuove ragioni per venirci a trovare. La passerella è perfetta: servirà da volano per altre esperienze come il Palacinema e il Parco delle camelie a Locarno, il LAC a Lugano o le valli. Comunque, ho un grande rimpianto…

Ce lo può svelare?
La Fomula E: avrebbe generato un gran numero di pernottamenti, ma ce la siamo lasciata scappare. L’importante è comunque puntare sempre sulla qualità, sforzandoci, come singoli attori, di pubblicizzare progetti ed eventi più di quanto già facciamo, affinché ciò che è ampiamente conosciuto da noi lo sia anche oltre San Gottardo. In questo senso si può fare davvero molto meglio.

Lorenzo Pianezzi (38 anni) si è diplomato come segretario d'albergo prima e albergatore e ristoratore poi alla Scuola superiore alberghiera e del turismo di Bellinzona. Dal 2014 è presidente di hotelleriesuisse Ticino e riveste altre cariche, fra cui quella di membro dell'ufficio presidenziale della Camera di commercio, dell'industria e dell'artigianato del Canton Ticino. Nel gennaio di quest'anno ha fondato la Horizon Collection, società di gestione alberghiera.

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