L'incanto del picnic

Il bel tempo riporta anche le scampagnate e i pasti all’aperto. GUARDA IL VIDEO: ricette gustose per un picnic coi fiocchi.

TESTO: JOËLLE CHALLANDES - FOTO: NICOLAS DE NEVE

Questo sabato mattina l’appartamento di Valeria Lecci e Balmin Mader a Aubonne, nel canton Vaud, è pervaso da delicati profumi. Le melanzane al parmigiano e basilico sono appena state sfornate. «Bastano cinque minuti in forno a 180°C e sono già pronte a deliziare qualsiasi picnic», osserva Balmin.
La giornata è splendida e con la sua compagna, come capita spesso nel fine settimana durante la bella stagione, il giovane 23enne prepara un super spuntino da gustare nella natura. «Qualche settimana fa Valeria mi ha preparato un picnic a sorpresa, è stato veramente bellissimo», racconta l’agente immobiliare strizzando l’occhio alla compagna. Segretaria a Aubonne, anche lei 23enne, Valeria ama cucinare e passeggiare nella natura. «Dopo una piccola passeggiata romantica nel bosco abbiamo raggiunto la fonte di Valier sul Col du Marchairuz, un vero e proprio angolo di paradiso. Con un po’ di vettovaglie, la giusta dose di gioia, amore e sole, è la felicità», sorride Valeria, dando il tocco finale alla “cucuzzata”, ovvero ai tipici panini pugliesi arricchiti con cipolle, pomodori, zucchine e olive nere che sta preparando. «È una specialità tradizionale della Puglia, la regione da dove proviene la mia famiglia», racconta Valeria.

Formaggio e carne fredda completano il menu. Siccome presta molta attenzione a un’alimentazione equilibrata, Valeria aggiunge diverse verdure crude al cestino del picnic: «Adoro rosicchiare il finocchio crudo, tagliato semplicemente a spicchi».

Una festa per gli occhi
Oggi Valeria e Balmin hanno scelto di fare un picnic all’arboreto della valle dell’Aubonne, un vasto parco botanico il cui scopo è far conoscere ai visitatori gli alberi del mondo intero. Ad attenderli un paesaggio incantevole, esaltato dalle fioriture primaverili e da un concerto di rane che gracidano. La coperta è ben stesa, le provviste disposte a regola d’arte e la bottiglia di rosé stappata. Tutto, insomma, contribuisce a rendere questo tête-à-tête un momento indimenticabile.
Accanto ai due giovani prendono posto altri amanti dei pasti en plein air, sedotti dai fiori delle magnolie e dai loro petali. «Bravi, voi sì che avete capito tutto della vita», commentano con un sorriso sulle labbra alcune persone che passeggiano, guardando in direzione della giovane coppia.

Non importa se a due, in famiglia o tra amici, in campagna, nel bosco, in montagna o in un angolo di verde in città, il picnic è una passione che unisce i piccoli come i grandi, di tutti gli ambienti sociali: «È un momento di piacere, conviviale o formale. Ai giorni nostri, nei parchi in città è parte integrante della vita associativa», osserva Nicole Staremberg, curatrice del Château de Prangins (VD), sede romanda del Museo nazionale svizzero dove il prossimo 30 settembre si terrà la decima edizione della rassegna “Déjeuner sur l’herbe”. I partecipanti saranno invitati a indossare abiti d’epoca, del XVIII, XIX e XX secolo.

Una tradizione iniziata nel 1600
Appassionata del soggetto – che affronterà la prossima primavera in un’esposizione sul tema dell’alimentazione in Svizzera – la storica racconta come la pratica dei pasti all’aperto in campagna si sia formata nel XVII secolo a margine delle battute di caccia della nobiltà. La passione si è poi diffusa in maniera importante presso le élite sociali nel corso del XVIII secolo. «Il Settecento è anche il secolo che ha conosciuto un’attrazione senza precedenti per la natura», osserva la curatrice del Museo nazionale.
Basta citare come esempio il diario di Louis-François Guiguer, barone di Prangins, che il 9 giugno 1786 scriveva: «Monsieur e Madame Favre de Gland uscivano anche loro dal nostro bosco. Così riuniti abbiamo consumato un frugale pasto in comune, con del formaggio, del latte, un po’ di vino rosso e del pane bigio e per un momento ci siamo creduti anche noi gente di campagna!»
Dalla buona tavola ai piaceri della carne, il passo è breve. L’avvocato gastronomo Grimod de La Reynière evocava nel 1806 i piaceri di Venere nel suo “Almanach des gourmands”, dove descriveva delle scampagnate golose, se non decisamente erotiche. Anche il pittore Edouard Manet conferiva nel 1863 all’attività del picnic una dimensione sensuale nel suo dipinto “Le déjeuner sur l’herbe”, che all’epoca suscitò grande scandalo.

Più di un semplice luogo ricreativo
La Svizzera romanda offre molti luoghi dove fare un picnic: il libro «Le guide des places de pique-nique», edito da Andrea Münger di GeneralMedia e reperibile sul sito internet www.pique-nique.ch, ne raccoglie più di duecento. «Al di là della sua importanza come luogo ricreativo, un’area picnic o un parco giochi è un luogo dal forte impatto sociale, ecologico ed economico, con una buvette e dei piccoli commerci nei dintorni», osserva Andrea Münger.
Quali sono i criteri che definiscono un luogo da sogno? «Dipende tutto da che cosa si cerca. C’è chi apprezza particolarmente la tranquillità, mentre altri cercano piuttosto l’animazione. Più che l’ambiente, sono le infrastrutture a fare la differenza: servizi nelle vicinanze, bellezza e sicurezza dei giochi, una fontanella per l’acqua, una buona illuminazione». Quanto alle precauzioni da prendere, non dimenticate di portare quanto serve per proteggersi dagli insetti e dalle zecche. E mettete la frutta in scatole che si possono chiudere, nel caso in cui anche le vespe volessero unirsi e partecipare alla festa.

Un’immersione rispettosa nel verde
Lo specialista insiste sul fatto che ogni luogo ha le sue regole da rispettare, ad esempio per quanto riguarda i giochi con la palla, la presenza dei cani o i fuochi all’aperto. Per non incorrere in multe salate, è bene attenersi ai regolamenti. «Solo in pochi si occupano della pulizia al momento di andarsene», si rammarica inoltre Andrea Münger. Ricordiamo che gli spazi utilizzati per i picnic vanno lasciati soltanto dopo aver raccolto l’immondizia.
Valeria e Balmin ci hanno già pensato, dopo una rilassante pennichella. La giornata volge al termine, ma è ancora bel tempo e Valeria e Balmin non hanno voglia di barricarsi in casa. La coppia si avvia allora in direzione del Lemano, a Saint-Prex, e tra le risate comincia una partita a volano. Nonostante siano entrambi sportivi, occorre loro ancora un po’ di tempo per ritrovare il ritmo giusto. In fin dei conti sono i primi scambi della stagione.
Intanto il tramonto si avvicina. Lasciamo i due innamorati mano nella mano, ben decisi ad approfittare anche di questi ultimi caldi raggi di sole.

1. Meriggio (o Merisc) a Losone: la spiaggia si trova nella zona di confluenza del fiume Maggia con il fiume Melezza.

2. Cioss Prato in Valle Bedretto: sotto i larici e lungo il fiume. Area picnic e parco giochi a disposizione.

3. Parco San Grato a Carona: lungo il sentiero panoramico del parco botanico c’è un’area picnic con griglia.

4. Parco Castello Montebello a Artore (Bellinzona): il parco si trova sotto ai posteggi del Castello Montebello e offre un’area picnic con tavolo e griglia.

5. Cascata della Piumogna a Faido: alta 43 metri, la cascata della Piumogna è considerata una delle più spettacolari del Ticino. Gli amanti del verde possono fruire di uno spettacolo naturale di estrema bellezza di un’attrezzata area picnic.

Antichità greco-romana
Si fanno già pasti all’aperto in campagna, in occasione di banchetti o nell’ambito dei lavori dei campi.

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XVII secolo
Il termine di «pique-nique» fa la sua apparizione nel dizionario francese, la lingua dove la parola ha avuto origine.

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XVIII secolo
La nobiltà fa dei pasti nella natura un’arte di vivere. Vanno per la maggiore i pasti campestri all’aperto con musica, seguiti da danze.

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XIX secolo
L’estate si abbandona la città e il suo trambusto. Il picnic diventa una pratica della borghesia.

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XX secolo
Il picnic diventa popolare con le prime vacanze retribuite, e in seguito, con la democratizzazione dell’automobile.

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XXI secolo
Tra i picnic più artistici, da non perdere il «Bignik» il 24 giugno a Trogen (AR), nella Svizzera orientale.


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