La lingua che torna sexy

Viaggio di cinque tappe nei Grigioni, nelle terre del romancio. Un idioma che si pensava in pericolo d’estinzione e che sta vivendo una riscoperta, anche come reazione al “globinglese”. PARTECIPA AL QUIZ

TESTO: PAOLO D'ANGELO - FOTO: SANDRO MAHLER

Era il 20 febbraio del 1938 quando una votazione popolare sancì, con il 91,4% di voti favorevoli, il romancio quale quarta lingua nazionale. A distanza di ottant’anni abbiamo fatto un viaggio nei Grigioni in cinque tappe: Trun, Savognin, Celerina, Coira e Scuol.


Prima tappa: Trun
È sera a Savognin. I lampeggianti gialli e lontani di un gatto delle nevi illuminano una delle piste di sci che sovrastano il villaggio di poco più di mille anime della regione dell’Albula. Nella mente scorrono le immagini della giornata che sta per finire: i colori degli affreschi della sala del Tribunale territoriale, e i profumi antichi e freschi del legno e della pietra del museo etnografico di Trun. Ad aprirci le porte è Giusep Decurtins-Deplazes, ex giornalista della Radio televisione romancia e ormai ai suoi ultimi giorni da curatore del museo. «Poi basta, vado in pensione», ci dice il 79enne, mentre ci invita ad entrare nell’edificio che, prima di diventare museo nel 1934, è stato sede della Lega Grigia, della casa patriziale e cortile del convento.


Antica casa rurale nel villaggio di Trin.

Sorride con aria sorniona, mentre ci mostra in un quadro l’estratto di una poesia di Giacun Hasper Muoth, storico e poeta locale (1844-1906), che lascia poco spazio alle interpretazioni: «Romancio, alzati e difendi la tua lingua antica». «Questa è l’inizio della poesia “Al pievel romontsch” (Al popolo romancio) ed è un appello ai romanci affinché restino fedeli alla propria identità e alla propria madrelingua», spiega Decurtins-Deplazes. Un appello più che mai di attualità. Nel 2015 erano 41mila gli svizzeri di madrelingua romancia, lo 0,5% della popolazione. La metà rispetto al 1990. E pensare che quest’antica lingua romanza, nata con la conquista dei romani della Rezia nel 15 a.C., veniva parlata, fino al XV secolo, anche a Coira.

Seconda tappa: Savognin
Il mattino dopo facciamo visita alla scuola elementare di Savognin, comune dove ancora poco più della metà della popolazione parla romancio.


Zegna Pittet-Dosch mostra ai suoi allievi della scuola elementare di Savognin il ferro da stiro e la parola corrispondente in romancio.

Ad attenderci Zegna Pittet-Dosch e la sua classe, composta da quindici piccoli allievi dell’età di 8-9 anni in un istituto che conta 125 bambini e 18 docenti e dove tutti parlano romancio. I bambini sono seduti uno accanto all’altro. Davanti a loro l’insegnante 37enne, la sua scrivania e la lavagna e, alle loro spalle, attaccati al muro, il crocifisso in legno e tanti fogli colorati. La maestra consegna un foglietto a testa con sopra una parola in romancio, corrispondente a vari oggetti che Zegna Pittet-Dosch mostra ai suoi allievi. Dal ferro da stiro (fier) all’ago (glouva) i bimbi sono bravissimi e riconoscono l’oggetto di primo acchito, dando l’esatta definizione. «I bambini parlano tra di loro e socializzano in romancio. E ciò è fondamentale per lo sviluppo della loro capacità linguistica. Fino alla terza elementare, la lingua d’insegnamento è unicamente il romancio, poi si passa con due lezioni a settimana al tedesco», spiega Pittet-Dosch.


L’alunna Leni, 8 anni, impegnata a scrivere un tema in classe.

Per la presidente dell’Uniun Rumantscha Grischun Central, il tedesco non compromette affatto la capacità dei bambini di parlare e scrivere in romancio, al contrario. «Per molto tempo il bilinguismo è stato considerato una minaccia. A torto», afferma la maestra che insegna in uno dei pochi comuni dove si è deciso di utilizzare libri di testo in Rumantsch Grischun, lingua standard codificata a tavolino da Heinrich Schmid, linguista zurighese deceduto nel 1999 a 77 anni. 


Terza tappa: Celerina
Meno entusiasta del bilinguismo e della lingua standard creata dal professore zurighese nel 1982 è invece Romana Ganzoni, scrittrice, ex docente liceale di storia, presidente del patriziato di Celerina. La raggiungiamo a casa sua dopo essere passati per lo Julier, Silvaplana, St. Moritz, località quest’ultima dove, come nella vicina Celerina, il romancio è parlato ormai da poco più del 13% dei suoi abitanti. Sugli spessi muri sono appesi dei quadri di scene familiari antiche, che riportano ai tempi in cui i Ganzoni si chiamavano ancora Gianzùn e, come tante altre famiglie grigionesi, si stabilivano in Italia per fare i pasticceri.


La chiesetta di San Gian a Celerina è un luogo di ispirazione per Romana Ganzoni.

«Il rumantsch Grischun l’accetto come lingua da leggere, ma non come lingua letteraria», spiega l’artista grigionese. «È senz’anima, perché snatura gli idiomi romanci. La sua grammatica, anziché avere la struttura di una lingua romanza, tende ad averne una molto più simile al tedesco». «Il romancio ha il sapore della terra. Le frasi sono brevi, semplici. Io, ai miei racconti, evito di metterci parole tedesche, perché renderebbero la lingua fredda e brutta. Preferisco l’inglese, che la rende più elastica e moderna». 


La lingua dell’idillio
A Romana Ganzoni piace tanto la sperimentazione letteraria, che non sempre viene apprezzata. Questo perché, secondo lei, vi è una sorta di patina buonista che porterebbe tutto il mondo culturale e dei media a una narrazione della realtà di un Grigioni romancio idilliaco, dove il rapporto tra le comunità linguistiche sarebbe basato sul reciproco rispetto. «Purtroppo la realtà non è sempre così come la si vuole dipingere. Da parte dei grigionesi tedescofoni vi è spesso l’accusa nei confronti dei romanciofoni di essere troppo tutelati e di godere di molti privilegi», spiega Ganzoni, che rileva una certa facilità nell’entrare nel circuito dei media locali romanciofoni: «Ci ritroviamo in una situazione in cui chiunque scriva qualcosa in romancio finisce alla radio e alla tv e viene considerato positivamente. C’è poca critica e ciò non va bene perché, alla fine, è la qualità a risentirne», continua la 51enne. «Se dovessi cercare una definizione, direi che la mia è un’identità di minoranza», ci dice mentre raggiungiamo la chiesetta di San Gian, il cui campanile è stato parzialmente distrutto da un fulmine nel 1682. «Questo è un posto a me caro, dove trovo la mia pace, tanta energia e l’ispirazione», dice mentre ci salutiamo.

Quarta tappa: Coira
Nel capoluogo retico ad attenderci nella sede della Lia Rumantscha è Johannes Flury, presidente dal 2015 dell’omonima associazione nata 99 anni fa proprio per tutelare e promuovere questo idioma che «non è ancora in agonia, ma si trova già in cure intense».


Johannes Flury, presidente della Lia Rumantscha.

La situazione è drammatica, ma il presidente Flury, pastore evangelico di madrelingua tedesca non si dispera. «Rispetto a 80 anni fa, quando la minaccia arrivava dall’esterno, dall’Italia di Mussolini, che riteneva il romancio un dialetto lombardo, oggi la sfida da affrontare si trova all’interno dei Grigioni. Si assiste, infatti, da una parte a una fuga di cervelli, che per motivi di lavoro si spostano nelle grandi città svizzere, in particolare a Zurigo. Dall’altra, a un’immigrazione di lingua tedesca, ma anche italiana e portoghese. Quest’ultimi dimostrano una maggiore facilità a imparare il romancio rispetto ai tedescofoni». Secondo Flury, dovrebbe essere maggiore lo sforzo nel promuovere una politica che tuteli il romancio laddove i romanci sono andati a vivere, oltre un migliaio a Zurigo e nel resto della Svizzera. Il 38% dei romanciofoni vive fuori cantone. Il 69enne, che fa parte del Consiglio della Supsi, si dice stupito nel vedere, anche da parte di molti ticinesi, un interesse acceso nei confronti della lingua romancia che, ultimamente, anche in reazione al “globish”, il globinglese, è diventato strumento di promozione commerciale (un esempio su tutti, la scelta di ribattezzare banca Coop in Banca Cler, oppure la gamma di prodotti di Coop Campiuns). Flury, poi, ricorda il successo dei corsi di romancio in Svizzera: sono quasi mille le persone che li seguono in tutto il Paese. Secondo lui, i romanci dovrebbero essere più risoluti nel parlare la loro lingua e prendere esempio dalla Val Gardena. «In quella regione dell’Alto Adige la popolazione parla ladino, tedesco e italiano. Ma a differenza di noi, ha l’orgoglio di parlare ladino, mentre qui si tende ad assimilarsi molto passivamente al tedesco». Flury inoltre saluta con favore il bilinguismo: «Senza non si può. La lingua tedesca è una realtà. Ciò non significa che il tedesco soppianterà il romancio». Inoltre, secondo Flury bisognerebbe fare squadra tra Lia Rumantscha, la Pro Grigioni Italiano e l’Alleanza dei Walser. «Dovremmo finire di lavorare a compartimenti stagni. La nostra forza, nei Grigioni, è il trilinguismo». Ed è forte l’auspicio di contatti più stretti tra i Grigioni e il Ticino a livello universitario. «Recentemente ci ha fatto visita l’ambasciatore del Regno Unito. Secondo lui è estremamente importante per la Svizzera salvaguardare il romancio e l’italiano, perché la pace nel nostro Paese si preserva unicamente con quattro lingue. Se restano soltanto il francese e il tedesco, faremmo di sicuro la fine del Belgio».

Quinta tappa: Scuol
Da Coira a Scuol, passando per Landquart e la Vereina. Davanti a noi si apre un paesaggio d’incanto. I vecchi bagni termali, il Grand hotel, il castello asburgico di Tarasp. Anche qui, come a Savognin e a Celerina, di “Allegra” non se ne sentono. A dominare è il tedesco. Il quarto appuntamento è con Gino Clavuot, in arte Snook, cantante di origini brasiliane che, grazie al suo rap, è riuscito a far uscire dalla sua valle la lingua ladina. Di lui colpiscono l’energia e l’ottimismo. Da “lingua materna”, suo primo successo romancio-multilingue, all’ultima fatica “(Can’T) Wait” il rapper di Scuol è senza dubbio un ambasciatore del suo idioma, divenuto ultimamente più fresco e accattivante, anche per i giovani.


Il castello asburgico domina su Tarasp, frazione del comune di Scuol. Oggi la fortezza appartiene a Not Vital, artista di fama internazionale. (Fotolia)

E nel villaggio globale trova posto anche una musica che parla tanti linguaggi, tanti quanti le storie personali di giovani figli di immigrati che, oltre all’idioma dei loro genitori, usano il romancio per socializzare e fare musica. «Oltre alle tradizioni culinarie e alla Chalandamarz, è giusto mostrare come qui nei Grigioni vi siano diverse culture che si incontrano e si fondono», ci dice Snook, mentre dalla sua casa natale passeggiamo verso la collinetta, il “Mot da la Crusch”, dalla quale si vede il gruppuscolo di case che formano la frazione di Tarasp e il castello, dal 2016 di proprietà dell’artista engadinese di fama mondiale Not Vital.


Gino Clavuot, in arte Snook, il cantante rapper di Scuol.

Per Snook il romancio non morirà. «La globalizzazione ha portato in Engadina diverse persone di origine portoghese e italiana che riescono a imparare molto velocemente il romancio. Ciò non può fare che del bene alla nostra lingua», ci dice mentre raggiungiamo la piazzetta con la fontana e l’albergo, nei posti dove il 33enne è cresciuto. Snook con il romancio canta anche i suoi sentimenti più profondi, come la perdita di un amore. «Cresciamo bilingui, è vero. E ciò è positivo. Ma il romancio resta la lingua del cuore», ci dice Snook con un sorriso.

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«Nuova linfa per il romancio»

Intervista a Ladina Heimgartner, direttrice radio televisiun svizra rumantscha



Tra ascoltatori e telespettatori, Rtr può vantare un’audience generale di 100mila persone, a fronte di 35mila romanci. Qual è il segreto del vostro successo?

Secondo i nostri dati disponibili i telespettatori di RTR sono più o meno 40mila, mentre i radioascoltatori raggiungono la quota di 75mila. Le persone che perlomeno capiscono il romancio sono 60mila. Io, per esempio, anche se non parlo benissimo l’italiano, posso definirmi come una potenziale ascoltatrice della Rsi. In tutti i casi, più delle cifre, per noi il nostro pubblico è di maggior importanza. E al nostro pubblico vogliamo raccontare le novità e ciò che
accade attorno a noi.

Qual è la sua madrelingua?
Mia madre è argoviese e mio padre di Scuol, dove sono nata e cresciuta. In famiglia abbiamo sempre parlato tedesco e, quando sono andata all’asilo, ho iniziato a parlare anche il romancio. Sono contenta di avere imparato il tedesco da piccola e di essere cresciuta bilingue.

Il parlante romancio soffre
di complessi di inferiorità nei confronti del tedesco?
Una volta l’immagine del romancio non era vincente. Oggi, invece, grazie a una nuova generazione di musicisti e artisti che cantano e scrivono in romancio, la situazione è migliorata. I giovani di oggi sono bilingui e non sono puristi della lingua. Combinano il romancio con altri idiomi, creando “contaminazioni” che rendono la lingua molto più viva.

I critici dicono che la Rtr descrive un mondo idilliaco e incantevole, tralasciando l’altra faccia della
medaglia. Come risponde a questa critica?
Siamo consapevoli di questo aspetto e in redazione ce ne occupiamo tutti i giorni. È vero, l’immagine che viene presentata è quella di un mondo idilliaco, fatto di montagne, contadini e pascoli verdi. Ed è quella che piace agli amanti dei Grigioni e ai grigionesi stessi. In tutti i casi, ci impegnamo sempre nell’assolvere il nostro compito nel migliore dei modi e descrivere tutte le sfaccettature di questa terra.

Un’altra critica è che per i romanci
è più facile diventare “famosi” e finire in televisione o in radio…
Questa è un’altra situazione della quale siamo consapevoli e che ci accomuna con il Ticino. È vero: in un primo momento è più facile finire in tivù e in radio, ma a livello locale. D’altra parte, però, entrare nel circuito nazionale per un romancio
è impresa assai ardua. Ed è motivo di grande soddisfazione quando succede che le canzoni di giovani musicisti romanci vengano trasmesse nelle radio della Svizzera romanda e che uno scrittore come Arno Camenisch riesca ad affermarsi anche nella Svizzera tedesca.

Ve la cavate con i modi di dire in romancio? Mettetevi alla prova e indicate il corretto significato delle seguenti espressioni in romancio sursilvano di Trin:

 
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