Il rospo è più piccolo della femmina: le si aggrappa sul dorso e si fa dare un passaggio fino al lago. 

La seconda vita dei rospi

Nelle ultime settimane d’inverno gli anfibi migrano verso stagni e laghi per deporre le uova. Da anni, gruppi di volontari li aiutano a raggiungere la loro meta sani e salvi.

TESTO: RAFFAELA BRIGNONI – FOTO: ANNICK ROMANSKI

«Questi animali mi piacciono, perché annunciano la primavera e perché hanno una doppia vita» racconta il biologo Tiziano Maddalena. Non sta parlando delle rondini che si dividono tra Africa ed Europa e che con il loro canto stridulo e allegro annunciano l’arrivo della bella stagione. L’animale cui fa riferimento Tiziano è più terre à terre, nel vero senso della parola: è il rospo. Infatti il biologo è responsabile anfibi del Karch (Centro di coordinamento per la protezione degli anfibi e dei rettili in Svizzera).



Ogni anno Tiziano viene sostenuto da decine di volontari che aiutano gli anfibi nella loro migrazione dai boschi ai laghi per riprodursi, e poi nel viaggio di ritorno. È ancora freddo in queste serate invernali e fa buio presto. Siamo a Caslano, uno dei punti in cui sono state piazzate le barriere per evitare che i rospi attraversino la strada. Gli animali se ne stanno lì ad aspettare che i volontari li raccolgano e li depositino dall’altra parte della carreggiata, dove, con qualche salto, raggiungeranno il lago. Ma questa sera, sono poco numerosi. «Sono animali difficili – commenta Tiziano –. Non si spostano se c’è vento da Nord, né se fa troppo freddo o se piove». Intanto incontriamo due volontari, riconoscibili dal gilet catarifrangente e dalle mani occupate da torce e secchielli. Raccontano con entusiasmo la loro esperienza; abitano proprio a Caslano e la ricerca e il salvataggio di rospi fa parte della loro routine serale in questo periodo. Intanto scoviamo una “rospa” con il suo cavaliere. Anche se lui di cavalleresco ha ben poco. Nel mondo di questi anfibi, la femmina è molto più grande del maschio, che, per poter essere sicuro di diventare padre, salta in groppa alla femmina già nel bosco e si fa dare un passaggio fino a destinazione. Grazie alle sue zampette anteriori dotate di una specie di cuscinetto antiderapante riesce a restare aggrappato e alla rospa non resta che portare pazienza (e il pigro compagno) fino al lago. «La fecondazione avviene all’esterno: lei depone una collana di circa mille uova nel lago ad almeno un metro di profondità e lui poi le feconda. Una deposizione può quindi avere più padri – spiega Tiziano –. Il problema è che il maschio per essere sicuro di essere il primo a fecondare le uova, non si stacca dal dorso della femmina nemmeno in acqua, e così facendo a volte la fa affogare». Ma sarebbe inutile cercare di liberare le rospe: si rischia solo di ferirle.


Di veleni e di leggende
Le uova sono al sicuro nel lago: i pesci non le mangiano perché, contrariamente a quelle che le rane depongono negli stagni, le uova di rospo sono velenose. Il periodo balneare dura un paio di giorni per le femmine e una o due settimane per i maschi. I piccoli invece usciranno dal lago a giugno per andare a trascorrere l’estate nel bosco. A tre anni, raggiunta la maturità sessuale, inizieranno anche loro le migrazioni annuali verso il lago. Tiziano sfata anche qualche mito, come quello secondo cui i rospi urinino o sprizzino una sostanza velenosa. «È però vero che possono secernere una sostanza urticante se si sentono in pericolo. Infatti non vedrete mai un cane mordere un rospo». Prendo in mano un piccolo rospo per aiutarlo a raggiungere il lago. Ha la pelle fredda e al tatto non è per niente viscido. Fa uno strano movimento con il fondoschiena, come se volesse camminare in retromarcia. Tiziano sorride: «Ha paura e sta cercando di scavare una tana». Povero rospo, non riuscirà certo a costruirsi un rifugio nel palmo della mia mano, ma appena posato al suolo si allontana saltellando. L’abbiamo portato sano e salvo dall’altra parte della strada, ma la missione più difficile dovrà compierla da solo: le rospe non sono tipe facilmente impressionabili…

In Ticino sono questi i punti in cui il Wwf segue progetti di salvataggio anfibi: Meride, Somazzo, Castel San Pietro, Caslano, Magadino, Origlio, Bioggio depuratore, Sorengo-Muzzano e Muzzano-Piodella.Il lavoro dei volontari non è privo di rischi in quanto avviene di notte e spesso in condizioni meteorologiche sfavorevoli. Malgrado la posa di una segnaletica e gli appelli via radio e sui giornali, vi sono ancora automobilisti che non riducono la velocità. Ogni soccorritore indossa una mantellina luminosa; ciononostante si sconsiglia l’attività ai più giovani di 16 anni se non accompagnati e si invitano i volontari alla massima prudenza. Gli interessati possono contattare Tiziano Maddalena (079 628 07 77, oppure tmaddalena@ticino.com).