Walter Keller: «A 65 anni volto pagina e mi lascio sorprendere».

L'uomo dei Centocampi se ne va

Per 43 anni Walter Keller si è occupato della manutenzione e della cura dei terreni agricoli situati nella zona dei monti di Caviano, nel Gambarogno. Ora, la pensione: «Voglio essere un bravo nonno».

Su una parete, la foto di lui che accompagna la figlia maggiore all’altare. Un’immagine scattata a Cipro, tempo fa. «Quella è stata una delle mie rare vacanze» sussurra Walter Keller. Ed effettivamente questo simpatico ometto, classe 1953, originario del canton San Gallo, ha vissuto quasi tutta la sua esistenza nella zona dei Centocampi, sui monti di Caviano, nel Gambarogno. Per 43 anni, Walter si è occupato di quei terreni agricoli di montagna. Ora, la pensione. «Preferisco smettere quando sono ancora in forma. In modo da potermi godere i miei nipotini e fare ancora tante altre cose».   

Custode della tradizione
È un uomo di un’umiltà assoluta, Walter. Ci accoglie nella sua spartana dimora e continua a chiedersi perché mai lo intervistiamo. «Cosa avrò di così tanto interessante», ripete.
Il 65enne ci offre un caffè. E poi alcuni biscotti. Un grappino. Perfino l’acqua del suo rubinetto. «Perché qui è buonissima» dice. Walter, in un certo senso, è un uomo che a lungo ha custodito una tradizione. Quella della manutenzione dei terreni di montagna. «Stiamo parlando di un migliaio di parcelle, 12 ettari di terreni. La gente del Gambarogno me li ha affidati. E io li tengo in ordine, con la mia falciatrice e con le mie bestie:  pecore, mucche e qualche capra».
Non poco, se si pensa che il bosco oggi copre oltre la metà della superficie complessiva della Svizzera italiana. «Il bosco avanza e  i terreni cadono in rovina. La gente non ha più l’amore per la terra». L’agricoltura di montagna è in crisi. Inutile nasconderlo. «Per fortuna io ho trovato un successore, un bravo giovanotto della Vallemaggia. All’inizio lo seguirò, poi camminerà con le sue gambe».

Su una parete, la foto di Walter Keller che accompagna la figlia maggiore all'altare, a Cipro.
«Quella è stata una delle mie rare vacanze», sussurra.

Niente tv, niente internet
Nonostante viva in Ticino da decenni, Walter parla un italiano stentato, tradito da uno spiccato accento tedescofono. Sul suo tavolo, spicca un dizionario. «Mi serve per i vocaboli tecnici. Per il resto mi arrangio. L’italiano ha sempre fatto parte della mia vita. Da piccolo, infatti, i miei genitori mi portavano in vacanza nel Gambarogno. È così che mi sono innamorato di questa regione. A un certo punto, ho saputo che cercavano qualcuno che potesse occuparsi dei Centocampi e mi sono fatto avanti. D’altra parte, io avevo scelto la formazione di selvicoltore, adoro la natura».
Dai monti di Caviano, il panorama è mozzafiato. «Ogni giorno vedo il lago. Meraviglioso. Sono cresciuto sul lago di Costanza. Per me il lago è come il pane».  Walter ci mostra le sue galline. «Avere le uova fresche tutti i giorni è fantastico». E, con un velo di ironia, sostiene di alzarsi piuttosto tardi al mattino. «Alle cinque e mezza sono già in piedi». Niente televisione, niente internet. «Le mie serate le trascorro leggendo qualche libro. Non ho paura della solitudine. Ho trascorso tanti inverni da solo, con giornate in cui non parlavo con nessuno. Però mi piace anche la compagnia. Spesso gli escursionisti si fermano da me per bere qualcosa. Ho pure la chitarra, per chi vuole fare festa. Ogni anno, al 31 dicembre, i miei famigliari vengono a trovarmi. Facciamo una grande tavolata, davanti al camino acceso. Ho tre figli e due nipoti. Mi rendo conto che, con il mio mestiere, non ho il tempo per occuparmi di loro. Perché la natura ha i suoi ritmi, e tu, una volta che sei in ballo, sei costretto a seguirli. Non puoi trascurare gli animali nella stalla. Mai. Anche per questo, voglio smettere. È ora di dedicarmi agli affetti: voglio essere un bravo nonno. La mia primogenita ora abita a Londra e ha appena avuto il secondo bambino. Penso che le farò visita presto, anche se per uno come me è un po’ fuori mano».

La vita che verrà
A valle, Walter scende circa una volta al mese. «Per pagare le fatture e per fare la spesa. Anche se spesso, il cibo me lo mandano con una piccola teleferica. Tutto sommato non sono poi neanche tanto in alto. Qui l’altitudine è di poco più di 600 metri».
Nel Gambarogno c’è chi vive male l’imminente addio di Walter. Parlando con la gente della regione, emerge un particolare affetto nei confronti del contadino sangallese. Alcuni lo definiscono insostituibile. «È meglio dire “basta” in un momento in cui la gente ancora può rimpiangerti. Su questi monti, ho vissuto emozioni uniche, intense. Ho amato queste bestie, e ho curato e coccolato questa terra in maniera quasi maniacale. Sono sempre stato vincolato dai miei doveri di agricoltore, giustamente. Adesso mi piacerebbe prendere un po’ la vita come viene. Sì, a 65 anni volto pagina e mi lascio sorprendere».

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