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L'EDITORIALE

Col naso rivolto all'insù

21 dicembre 2018

Guardare il cielo può procurare piacevoli sorprese. Ne sanno qualcosa i tre Re Magi che, seguendo la cometa, giunsero a Betlemme alla mangiatoia dove dormiva Gesù bambino. Ma già prima di loro, fin dall’epoca delle caverne, il cielo è stata una presenza fissa nella vita dell’uomo primitivo. Impossibile non osservarlo, ammirarlo, temerlo: dal cielo veniva la luce della luna e delle stelle a illuminare le buie notti di allora; dal cielo veniva la pioggia; dal cielo, ogni tanto, pioveva magari anche qualche meteorite assassina.
Guardare il cielo: questo l’invito che vorrei farvi per gli imminenti giorni festivi. Col naso all’insù, sfidando la cappa dell’inquinamento luminoso che sempre più riduce la nostra visuale, scopriamo un mondo affascinante, fatto di stelle e pianeti. Guardando il cielo e fermandoci a riflettere, scopriamo quanto in fondo siamo piccoli, un’inezia, e veniamo letteralmente riportati con i piedi per terra. Guardando il cielo scopriamo dimensioni nascoste a noi che sempre più ci costringiamo a guardare dove muoviamo i nostri passi per avanzare nella nostra esistenza quotidiana. Guardando il cielo, infine, riscopriamo una dimensione di sogno, magari dimenticata dai tempi dell’infanzia. Una dimensione che fa rinascere in noi gioia e stupore, spesso assopiti e coperti dalle nostre piccole, talora insignificanti magagne quotidiane.
A tutti voi, care lettrici e lettori, vadano gli auguri di un felice Natale da parte mia e di tutta la nostra redazione di Cooperazione.