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EDITORIALE

Giochi di società e lezioni di vita

11 dicembre 2018

Non ricordo esattamente quando ho imparato a saper perdere nei giochi di società. Da bambino infatti, se perdevo nelle partite di “chi va piano va sano”, o della “scaletta” o a “mikado” erano dolori per tutti coloro che avevano giocato con me. Bronci, malumori e affini si inseguivano e l’atmosfera del gioco si faceva pesante. Aggravata per di più da mio fratello maggiore, di cui invidiavo la freddezza anche quando perdeva.
A pensarci bene, penso di aver imparato veramente a perdere nel giorno in cui, da genitore, mi sono ritrovato a giocare con i miei figli. In questi casi, addirittura mi divertivo a perdere pur di vedere la gioia dipinta sui volti dei due pargoli e dei loro compagni di gioco.
Insomma, bastano già questi elementi per capire l’importanza e il valore dei giochi di società, vere e proprie scuole di vita. Infatti lo stare insieme, il rincorrersi di vittorie e sconfitte, la riconciliazione finale sono lezioni indimenticabili, che nessuna scuola ci può trasmettere. È risaputo infatti che l’imparare giocando è il modo migliore per assimilare elementi che ci accompagneranno per tutta l’esistenza. Oggi poi, nell’epoca dei telefonini onnivori, il ritrovarsi insieme a giocare, a parlare, a litigare, a imparare quasi senza volerlo assume valori ancora più profondi. Soprattutto per le giovanissime generazioni, vere e proprie spugne non ancora imbevute di esperienze positive e negative di vita. Per i prossimi giorni di Natale, non mi rimane che lanciare l’invito a tutte le famiglie a ritrovarsi insieme davanti a un gioco di società.