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EDITORIALE

La passione per i modellini

27 novembre 2018

Definire i cultori del ferromodellismo come “degli adulti che giocano con i trenini” è un’offesa e un profondo atto di ingiustizia. E definire i treni in miniatura come semplici “giocattoli” fa accapponare la pelle ai più. E questo non tanto per i costi in parte proibitivi di questo hobby (una locomotiva può superare tranquillamente il migliaio di franchi, per intenderci). Chi trascorre ore e ore a costruire paesaggi in miniatura, a tracciare linee ferroviarie su montagne alte due o tre metri in realtà denota una spiccata creatività, una notevole capacità artigianale e una cura quasi maniacale del dettaglio.
Il ragazzo che già da piccolo si avvicina a questo mondo non privo di fascino deve già avere in sé queste caratteristiche. Mio fratello, per esempio, che già verso i dieci-dodici anni si fece regalare un trenino d’occasione, acquistato da un compagno di scuola. Per lui, costruire montagne di cartapesta, tirare linee elettriche in miniatura, dipingere una casetta stile chalet non era un gioco, ma un modo d’esprimersi. Guai se fratello e sorella minori (cui piaceva semplicemente far correre i trenini) osavano toccare il modello: si rischiavano sfuriate e strepitii.
Il ferromodellismo continua ad avere adepti appassionati, anche se i negozietti specializzati scompaiono a vista d’occhio, probabilmente fagocitati in gran parte da internet. La passione però, si sa, non conosce frontiere. I ferromodel- listi sanno bene che il tempo che trascorrono con i loro modellini è carico di soddisfazioni che solo loro sanno. E questo è quel che conta.