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EDITORIALE

Per chi suona la campana…

03 dicembre 2018

Lo ammetto, il suono delle campane del mio villaggio ticinese sono per me sempre un piacere ogniqualvolta scendo a Sud delle Alpi. Forse perché mi ricordano mio nonno che, puntuale allo scampanìo di mezzogiorno, posava badile e martello e si avviava verso casa per il pranzo. O forse perché mi rammentano le belle serate in cui si andava in gruppo a suonare l’Ave Maria, quando le campane erano ancora azionate dalle corde e al più piccolo spettava la “campanella”, mentre il “campanone” era riservato all’adulto del gruppo.
Oggi, quelle campane sono state elettrificate: impossibile trovare qualcuno che vada a suonarle ogni giorno alle otto di sera, a mezzogiorno, nei giorni di festa e, soprattutto, alle sette di mattina. Alle sette di mattina? Certo, fino a pochi anni fa si suonavano alle 6.30. Poi c’è stato chi ha visto in questo suono un elemento di disturbo per il proprio sonno e, dopo serrate discussioni, si è arrivati al compromesso attualmente in vigore. Un fenomeno che ha toccato molti campanili ticinesi.
Personalmente non capisco (anche se le accetto) le proteste di chi vuole zittire le campane: esse non sono un semplice oggetto di culto, non sono un semplice “rumore” che viene a disturbare la quiete pubblica. Le campane sono una parte importante della nostra cultura popolare, direi un elemento della nostra identità. Sentire i rintocchi di questi bronzi a volte stonati, costruiti con materiale magari di poco pregio, ti fanno sentire a casa. E parte di una comunità.