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EDITORIALE

Uccellini, ieri e oggi

13 novembre 2018

Personalmente mi consola sapere che specie di uccelli come i pettirossi, le capinere, le cinciallegre nidificano ancora volentieri nei nostri boschi. Erano infatti le specie che da bambino, dalla vecchia finestra della casa gambarognese di mia nonna, vedevo “zampettare” nella neve alla ricerca di qualcosa da mettere “sotto il becco”. Erano quasi animali domestici e rappresentavano appuntamenti fissi durante la nostra giornata d’allora.
All’epoca non sapevo ancora che si trattava di specie appartenenti alla famiglia degli uccelli nidificanti e quindi migratori (si veda al riguardo l’articolo a pagina 14). Non facevo differenza tra loro e merli e passerotti, che invece sono specie stabili, presenti tutto l’anno sul nostro territorio. Solo ora mi è chiaro come queste specie siano più esposte e sensibili ai cambiamenti, talvolta anche minimi, che intervengono sull’habitat in cui tendono a nidificare.
Basta infatti un numero eccessivo di sciatori fuoripista per disturbare irreparabilmente la covata di uccelli d’alta montagna; o un cultore del “paddeling” troppo invadente, per scacciare specie aviarie da una riserva naturale. Per queste specie migratorie, il miglior habitat è il nostro bosco. In effetti, dallo stesso bosco gambarognese di cui dicevo prima si sentono oggi trilli completamente nuovi, che ricordano in parte quasi le specie pennute delle foreste equatoriali. Che comunque convivono molto bene con pettirossi, cinciallegre e capinere. E questo è un dato che per molti aspetti consola.