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L'EDITORIALE

Un 2019 pieno di ottimismo

28 dicembre 2018

«Un ottimista sta alzato fino a mezzanotte per vedere il nuovo anno. Un pessimista sta alzato per accertarsi che il vecchio anno se ne vada via»: il noto scrittore e giornalista americano Bill Vaughan ha azzeccato in pieno il senso dell’ottimismo che deve caratterizzarci in questo momento di chiusura d’anno.
Troppo spesso ci ha urtato quell’atmosfera apocalittica che permea molti veglioni di San Silvestro. Come pure molto fastidiosa può risultare quella gioia artificiale di chi vede l’anno nuovo con occhiali a lenti rosa, dove tutto è bello, dove non esiste macchia né peccato.
Per l’inizio del 2019 abbiamo scelto come tema di copertina l’ottimismo. Lungi da noi credere in certe forme di ottimismo becero, acritico. No, l’ottimismo (che, ci dicono gli esperti, ci fa vivere più a lungo: e se questo è poco…) deve essere una forma mentis che ci fa evitare di aggiungere problemi nostri, costruiti magari artificialmente, a quelli che già la vita di per sé ci pone.
L’ottimismo è quell’atteggiamento che fa sì che non ci fermiamo su ogni piccolo problema, su ogni piccolo dissidio con un’altra persona, ma che ci fa avanzare generosamente, alla grande. Sì, perché l’ottimismo è anche generosità, innanzitutto verso se stessi e poi, di riflesso, anche nei confronti degli altri. Ottimismo, infine, significa anche godere appieno le cose belle che la nostra vita ci propone, senza remore né freni inibitori. In tal senso, auguro a tutti voi un 2019 dove riusciate a cogliere soprattutto i momenti di felicità.