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La magia del bosco d'inverno

02 dicembre 2019

Da ragazzi s’andava per boschi d’inverno a tagliar legna per la “stufa economica” della nonna, alla ricerca del vischio o di un potenziale albero di Natale, a tagliare rami d’agrifoglio per dare un po’ di colore alle case. Nella stagione fredda, il bosco è molto silenzioso: mancano i canti degli uccelletti, il sussurrare delle foglie degli alberi mosse dal vento, le voci dei turisti a passeggio o di chi va a cercar funghi. E allora si sente lo scricchiolio dei propri passi sul suolo indurito dalla rugiada, dal gelo o dalla neve. Un tempo, ci si metteva anche il rumore della motosega, gli ordini impartiti da mio nonno o mio padre (in ordine gerarchico). Oggi però questi rumori sono scomparsi: nel villaggio più nessuno va per boschi a cercare legna, le stufe sono elettriche, a induzione. La legna per i caminetti, già tagliata, la porta una ditta specializzata.

Andar per boschi oggi vuol dire sentire soprattutto i movimenti o i versi degli animali che rinunciano al letargo: fruscii di selvaggina che fugge per non farsi notare, partenze a razzo di qualche uccelletto che si alza in volo improvvisamente.

È questo, fondamentalmente, il fascino del bosco d’inverno. Quest’aria che sembra più pura rispetto a quella del villaggio, questi silenzi, le immagini delle pipe di ghiaccio, dello strame che ha già iniziato il processo di decomposizione. La cosa migliore è andarci da soli, per non rompere questa magia con (spesso inutili) parole. Lasciamo agire gli altri sensi del nostro corpo e ne avremo in contraccambio sensazioni uniche.