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EDITORIALE

Onnivori, vegani, carnivori & Co.

28 ottobre 2019

Affrontare il tema della carne oggi ricorda alcune tematiche tabù di qualche decina di anni fa, tipo il sesso o la religione. Vegani, vegetariani, onnivori, carnivori, fruttivori (e chi più ne ha più ne metta): complice l’accresciuta attenzione per il mondo del cibo (mediatica, pubblicitaria), nel settore dell’alimentazione si sono creati vari schieramenti che, al pari dei partiti politici o delle fazioni calcistiche, non risparmiano colpi bassi, frecciate e accuse nei confronti degli avversari. Ognuno pensa purtroppo di detenere la verità assoluta, quasi come in una setta.

Personalmente amo la carne. Lo ammetto, con l’età i quantitativi si sono ridotti: poca ma buona. Il che non significa solo filetti o parti pregiate degli animali: proprio di recente ho scoperto per esempio le guance di manzo (parte poco nobile) che, se cucinate a dovere (il cuoco del ristorante dove le ho gustate mi ha detto che le cucina per 8-12 ore a 140°), sono un piatto squisito. Provare per credere.

Molte delle dottrine vegetariane e soprattutto vegane sono il logico frutto di alcune riflessioni razionali dell’essere umano. I vegani sono tali per scelta, perché si oppongono agli allevamenti di massa delle bestie, perché vogliono un allevamento e un’agricoltura diversi o perché vogliono vivere più sani (su questo punto i pareri discordano non poco). Da onnivoro, condivido pienamente queste riflessioni sulle condizioni d’allevamento. E allora, quando acquisto carne, lo faccio in maniera molto oculata e attenta. Ne guadagna anche la qualità.