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EDITORIALE

L'emozione dei cori

25 novembre 2019

«Il coro è una comunità nella quale si deve tendere al massimo controllo della personalità per la maggiore omogeneità possibile di suono e di colore: ciascuno deve dare il meglio di se stesso senza che nessuno dei suoi componenti ne possa menar vanto, mentre d’altra parte qualunque piccola distrazione, un’emissione incontrollata di suono, un segno dinamico non rispettato, possono danneggiare tutto il coro e rendere inutile un lavoro di preparazione durato settimane e forse mesi interi. Non è forse questo il migliore specchio della società in cui viviamo, dove tutti dovrebbero tendere a dare il meglio di se stessi per il bene comune, mentre la mancanza di un singolo individuo può essere delitto contro l’intera comunità in cui egli vive?».

Questo scriveva Roberto Goitre, uno dei grandi della didattica musicale italiana. Il cantare in coro educa alla tolleranza verso gli altri, all’umiltà, alla perseveranza, all’amore verso la comunità: componenti tutte dell’uomo sociale.

Se poi a tutto ciò aggiungiamo anche la componente emozionale del Natale, ecco che allora il periodo delle Feste diventa uno dei momenti più emblematici per questo genere musicale. Ma ve lo immaginate un Natale senza musica, soprattutto corale? Voci che cantano in gruppo melodie magari sentite mille volte rappresentano sempre uno dei momenti più commoventi in questi giorni e settimane. Quello che sono le luci, tenui o gridate secondo i gusti, per gli occhi, sono i canti corali per l’udito. Mettetevi in poltrona o su un banco di una chiesa a godervi queste melodie.