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EDITORIALE

Un primato per puro piacere

19 agosto 2019

Quale genitore non conosce il Libro dei guinness dei primati, sia perché letto (o meglio: divorato) nella propria infanzia o perché regalato, quasi imposto, ogni anno ai propri figli (in particolare ai maschietti, che adorano la competizione)? In effetti, la storia di questo libro inziata nei primi anni ’50 del secolo scorso è un successo unico, “da guinness” saremmo quasi tentati di dire. Dopo la Bibbia e il Corano, è il terzo libro più venduto da sempre.

Con l’avvento di internet, l’aggiornamento ora avviene in modo veloce, quasi istantaneo. Eppure non passa Natale che sotto l’albero non ci sia come strenna l’edizione cartacea di quest’opera. Un volume che vive della passione dei suoi lettori, ma che è ormai diventato presenza fissa negli uffici di marketing di città, aziende e Paesi. Stabilire un primato che entri nel Guinness è ormai diventata una delle operazioni promozionali che ti garantiscono il maggior ritorno d’immagine.

Ma forse ciò che più affascina del mondo del Guinness è il fatto di sapere che, con un primato, non si diventerà presidenti di alcun Paese e neanche direttori di una grande azienda. La stragrande maggioranza dei primati vengono infatti raggiunti per il piacere momentaneo di sentirsi per un istante in “vetta al mondo”. Ed è forse anche questo il motivo per cui nell’elenco dei guinness figurano anche una pletora di svizzeri, non molto avvezzi per natura a voler spiccare sugli altri per dominarli. Un primato, in fondo, è soprattutto un grande gioco, con il piacere annesso che si prova a raggiungerlo. Tutto lì.