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EDITORIALE

Il buio oltre lo zerbino

08 luglio 2019

In queste settimane non si contano più manifestazioni, convegni o eventi che ricordano i 50 anni dello sbarco dell’uomo sulla Luna. Uno sbarco che ancora oggi viene visto come la pietra miliare dei nostri viaggi cosmici, anche se nel frattempo molte altre sonde (senza persone a bordo) sono giunte fino ai limiti del nostro sistema solare.

Il fascino verso il nostro satellite naturale risale alla notte dei tempi: da sempre la Luna ci ha accompagnati, ci ha spaventati e anche appassionati. Andare sulla Luna è stato come fare il primo passettino fuori dalla porta domestica: è un po’ come se fossimo arrivati sullo zerbino di casa, abbiamo sentito le folate del “vento intersiderale”, una piccola parte dei rumori (o forse meglio, il silenzio) dei grandi spazi cosmici. E niente più.

Eppure l’anniversario dello sbarco ci ripresenta una delle domande che da sempre assilla l’homo sapiens: siamo davvero soli nell’universo, la nostra Terra è veramente l’unico luogo che per una serie di coincidenze è diventata la sola oasi di vita di questo universo tanto inospitale? Come detto, in questi 50 anni abbiamo spedito una miriade di sonde grandi e piccole per cercare qualche scampolo di risposta a tali interrogativi. E non passa mese che l’astrobiologo, l’astronomo di turno non ci comunichi di aver scoperto un pianeta che forse, chissà, potrebbe avere caratteristiche simili al nostro pianeta. Purtroppo a distanze di milioni di anni luce… altro che zerbino di casa! In realtà i quesiti su noi e l’universo sono semplici sogni, proiezioni nostre: belle pure quelle, anche di valore, ma niente più.