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EDITORIALE

L'anno della “gran vergogna”

29 dicembre 2019

Il 2019 è stato indubbiamente l’anno in cui ci è stato inculcato il concetto di “vergogna”. Ora sappiamo che dobbiamo vergognarci di volare, di andare in crociera, di guidare un’auto, di usare un sacchetto di plastica, di mangiare un pezzo di carne o un frutto importato dall’estero, o ancora un avocado. Dobbiamo vergognarci come non mai di consumare. Si arriva perfino, come ha scritto bene la “NZZ am Sonntag”, all’eccesso estremo: dobbiamo vergognarci di avere figli, perché ogni essere umano è una minaccia per l’ecosistema.

Nel Medioevo si veniva messi alla berlina; oggi lo strumento per “far vergognare” è internet. Si badi bene: la vergogna ha aspetti molto positivi. Per gli psichiatri, mentre la paura ci mette in guardia da pericoli esterni, la vergogna ci mette in guardia da pericoli che vengono dalla nostra interiorità o dal rapporto con gli altri. Grazie alla vergogna si possono ottenere anche mutamenti e passi avanti nella nostra convivenza sociale. Ciò che però ha fatto, specie durante quest’anno, è l’accumularsi di “vergogne”: l’arma del far vergognare, arrossire gli altri va usata in dosi omeopatiche. Altrimenti rischiamo una grave perdita di leggerezza del vivere: gli eccessi, si sa, rischiano di far perdere efficacia. Già l’anno prossimo (e negli anni a venire ancor di più) sapremo se quanto vissuto in questo 2019 sarà stata solo una fase oppure l’inizio di una nuova norma.

Per il 2020 vadano a tutti voi, care lettrici e cari lettori, auguri di salute, gioia e prosperità: valori forse un po’ abusati, ma pur sempre fondamentali.