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EDITORIALE

L'Europa da ricreare

03 giugno 2019

Le elezioni del Parlamento europeo di settimana scorsa hanno portato alcune novità da non trascurare. È vero: come affermano certi commentatori, probabilmente anche il nuovo Legislativo uscito dalle urne si limiterà in gran parte a gestire più che a segnare in modo profondo la politica continentale. Già in campagna elettorale infatti, praticamente nessuno ha presentato progetti di riforma delle istituzioni europee.

Eppure qualche messaggio di speranza c’è stato. Primo fra tutti, la forte partecipazione alle urne. Gli europei vogliono un’Ue forte, dove vige la solidarietà, l’occupazione e un benessere diffuso. Soprattutto ora che il Vecchio Continente viene messo sempre più all’angolo sullo scacchiere della grande politica mondiale. Qualcuno ha ribadito ancora negli scorsi giorni l’importanza di creare un vero federalismo europeo, che riprenda anche certi aspetti del modello svizzero.

L’Europa è indubbiamente l’angolo di mondo dove più che altrove si misurano in modo democratico le contraddizioni e le diversità tra i popoli. La grande frammentazione tra i partiti presenti a Strasburgo ne è lo specchio (anche se forse si tratta solo di voti di protesta sparsi nei vari Paesi dell’Ue). Ormai lo si ribadisce da tempo: non esiste alternativa vera a un’Unione europea funzionante, la pace e il progresso del Vecchio Continente ne sono la dimostrazione lampante. Ora si tratta di trovare dirigenti politici che sappiano di nuovo sognare e agire in grande. Gente che prenda anche decisioni all’apparenza impopolari, ma di lunga gittata.