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EDITORIALE

La luce di una candela

09 dicembre 2019

Sono già alcuni giorni che dal circolo polare artico in su non sorge più il sole. Una situazione destinata a protrarsi per molte settimane. È la notte polare, dove al massimo il cielo si illumina per un paio d’ore di una luce simile all’aurora o al crepuscolo.

Ovvio che, per gli abitanti di quelle regioni, la luce assuma un significato del tutto particolare. Ed è questo dato che ha portato soprattutto gli scandinavi a celebrare in modo speciale la festa della luce nella giornata di Santa Lucia, il 13 dicembre. È un mare di candele che illumina le strade delle capitali del Nord. Piccole fiammelle che però, nel loro insieme, creano un effetto unico ed emozionante.

Da noi le notti invernali sono lunghe ma assolutamente non paragonabili a quelle del profondo Nord. Eppure proprio nel periodo d’Avvento, che introduce al Natale, le nostre strade e case si illuminano come non mai: ghirlande in ogni forma, vetrine dai fari a volte quasi accecanti, fari puntati a destra e a manca.

La luce di una candela a volte quasi non la vedi, magari appesa a un albero di Natale, oppure a illuminare il vano di una finestra. Eppure è lì. E col vibrare della sua fiammella, riesce talvolta a ipnotizzarti. Una piccola luce che fa correre i propri pensieri, una luce che puoi fissare senza restare accecato. Guardando una candela che brucia, ritrovi una quiete interiore che è diventata merce molto rara oggigiorno. E per questo, doppiamente preziosa.