X

Argomenti popolari

L'EDITORIALE

Lo sci che sta perdendo colpi

01 febbraio 2019

Appartengo a quella generazione che, nell’età del ginnasio e del liceo, si precipitava a casa nella pausa di mezzogiorno per seguire alla tivù le gare di sci. Russi, Collombin, Nadig, Morerod, Zurbriggen: questi erano i nostri eroi invernali. Ancor prima, negli anni della scuola elementare, ricordo come il sabato mattina (si andava ancora a scuola, sigh!) molti miei compagni di classe venivano in classe con gli scarponi da sci e la tuta per essere pronti, a mezzogiorno, a scattare verso la funicolare e la teleferica che portava in Cardada.

Non ho mai imparato a sciare, le settimane bianche allora non esistevano ancora. La mia prima moglie, sciatrice nella squadra austriaca, ha provato a insegnarmi l’arte di scivolare sulle nevi; senza successo.

Oggigiorno, in Svizzera, dopo il grande boom degli anni Ottanta e Novanta, la passione per lo sci va via via scemando. Nessuno, o pochi, corrono a casa per assistere alle gare di sci. Anche la scuola e i comuni, a causa dei forti costi, stanno riducendo vistosamente i contributi per le settimane bianche. Un problema soprattutto per
le località turistiche montane, che vedono ridursi una delle principali fonti d’entrata. D’altronde lo sci rimane una delle molte scelte sportive che vengono offerte ai ragazzi e ai giovani d’oggi: privilegiarla rispetto ad altre sarebbe ingiusto.
C’è chi argomenta con gli investimenti che invece si fanno per il nuovo nelle scuole. In questo caso, però, va sottolineato come l’imparare a nuotare possa essere, in certe circostanze, una questione di vita o di morte. ○