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EDITORALE

La storia della birra

22 luglio 2019

Sembra ieri quando nei grotti e ristoranti nostrani si bevevano le specialine della Birra Bellinzona oppure le bottiglie con “la macchinetta” della Birra Giob di Locarno. Invece son trascorsi una quarantina d’anni da quando i più grandi marchi storici della produzione birraria ticinese chiusero i loro battenti, rilevati da grosse aziende d’oltre Gottardo o addirittura internazionali. A quell’epoca poi, dalla vicina Italia non arrivava che la Birra Peroni (anzi, non arrivava per nulla da noi) e le sue bionde messe in bella mostra negli spot pubblicitari.

La storia delle birrerie in Ticino è lunga e ricca di capitoli: nel 1880 si registravano ben 14 birrerie nel nostro Cantone e in Mesolcina. Poi, come detto, vennero gli ultimi decenni del secolo scorso dove non rimase quasi traccia di presenze da noi.

Con l’inizio del 21° secolo però c’è stata una rinascita, da noi, ma anche nel resto della Svizzera e pure in Italia. I birrifici crescono come funghi: stanchi di una certa omogeneizzazione prodotta dai grandi marchi, sono molti che si sono messi a maneggiare malto e luppolo per produrre bionde, rosse e scure di (più o meno) buon livello. Oggi in Ticino si contano più di una trentina di birrifici di piccole e medie dimensioni. Ce n’è insomma per tutti i palati (e anche le saccocce…). La birra non è più un semplice dissetante: l’arte di combinare nei modi più disparati i suoi ingredienti si sta diffondendo. La birra, detta altrimenti, sta diventando un fenomeno gastronomico e culturale. Non possiamo che guadagnarci tutti.