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Editoriale

Un contributo per sognare

26 maggio 2019

All’apparenza sembrano semplicemente una forma rivista e corretta dei “frà Cercott”, i frati questuanti, che ancora non molti decenni fa percorrevano le nostre contrade alla ricerca di donazioni ed elemosine, per garantire la sopravvivenza dei conventi.

In realtà, il moderno “crowdfunding” è una realtà molto più complessa. Innanzitutto perché rappresenta un’espressione dell’atomizzazione della nostra società. A pensarci bene, che differenza passa tra la grande squadra di calcio che va a bussare alle porte dei ricchi sponsor e il singolo individuo che lancia un messaggio in rete per realizzare il proprio sogno? Il club calcistico offre un ritorno d’immagine, pubblicità, fama; il singolo individuo invece offre una finestra verso un sogno, un futuro migliore.

È vero che c’è crowdfunding e crowdfunding. La raccolta di fondi per l’elezione del presidente americano Obama prometteva anche riscontri finanziari per chi faceva versamenti consistenti. Aiutare un giovane come Nicola, il protagonista della nostra storia di copertina, a raggiungere il traguardo dell’Ironman alle Hawaii è un gesto di generosità e di incitamento per qualcuno che ci propone un suo sogno per il quale sta allenandosi duramente. Insomma, in questo caso vale il principio «aiutati che anche noi ti diamo una mano». Poco importa se poi i soldi versati non portano a un riscontro finanziario diretto. Forse dietro questi crowdfunding si nasconde una grande voglia di sognare di tutti noi.