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EDITORIALE

Un'ombra sul Natale

16 dicembre 2019

«Da quando ho perso mio figlio, e pochi mesi dopo anche i miei genitori, non vedo l’ora che le festività natalizie siano passate», scrive un internauta in merito a un’indagine sulla Natività lanciata da un sito giornalistico. «Temo che, dopo la morte di mio fratello qualche mese fa, il Natale non sarà più lo stesso» gli fa eco una trentenne.

Insomma, anche in mezzo al pigia pigia per i regali, ai richiami religiosi sul senso della festività, agli inviti a godersi nella quiete questi giorni d’Avvento, c’è pur sempre chi non attende con gioia l’evento natalizio. Un trauma legato alla morte, come pure malattia quali la depressione, i disturbi della personalità o anche l’autismo sono spesso le cause principali indicate dagli esperti che possono trasformare le celebrazioni per la Festa dell’amore in un momento d’incubo. A volte però ci sono anche motivi di scelta personale, che spingono non pochi a snobbare coscientemente i giorni di festa.

La fuga, magari verso Paesi lontani, in zone dove il Natale non ha tradizione, è una variante sempre più scelta per ovviare al problema. Ma anche in questo caso si tratta di una fuga, il problema alla base non viene affrontato veramente. A Nord delle Alpi già si offrono corsi per aiutare chi si trova in difficoltà. Importante, in molti casi, è parlare con gente che ha vissuto situazioni simili. Personalmente, m’è piaciuta la proposta di un altro internauta che, a chi ha perso una persona cara nel corso dell’anno, consiglia di dedicare il Natale al defunto, una festa per il morto, dove ricordare in famiglia molti bei momenti del passato.