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EDITORIALE

Un voto che guarda al futuro

14 aprile 2019

Lo stile della campagna per le elezioni cantonali aveva preoccupato non pochi: molti aperitivi, santini, ma pochi programmi politici, dicevano in molti. Un po’ di America nostrana, diremmo noi. C’era anche chi temeva un collasso nella partecipazione al voto.

E invece, all’indomani dello scrutinio, il Ticino si è risvegliato un po’ “più normale”, più allineato (con le dovute eccezioni, ovvio) al resto della Svizzera. Da un lato abbiamo una Lega diventata forza di governo e che ha perso per strada la carica “corsara” dei tempi del Nano, perdendo altresì diversi punti percentuale.

Abbiamo poi i partiti storici che tutto sommato sembrano stabilizzarsi dopo anni di scivoloni (e conflitti interni). Abbiamo i partiti “alla moda” sul piano nazionale, che da noi raccolgono comunque meno consensi. E poi abbiamo la pletora di partitini che fanno da “massa fluida” e che riescono di volta in volta a profilarsi su questo o quel tema, raccogliendo consensi dell’ultima ora, ma rischiando però di scomparire all’elezione successiva. Personalmente, ritengo che da questa chiamata alle urne esca un desiderio del cittadino di avere più stabilità e serietà in politica. Forse i risultati contribuiranno anche a portare più ottimismo nel nostro Cantone e a ridurre i continui proclami secondo cui staremmo andando a fondo per questo o quel motivo. Un Ticino più ottimista e meno piagnone può giocare molto meglio le proprie carte. Alcuni studi recenti hanno detto che il Cantone ha grosse potenzialiatà. E allora sfruttiamole.