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EDITORIALE

Una scelta ben ponderata

17 marzo 2019

Nessuno ci insegna a fare i genitori. Di certo non la scuola, anche perché non è assolutamente il suo compito. Uniche possibili palestre dove trarre spunti per questa difficile arte sono le proprie esperienze di figli e, magari, le informazioni che ci passano amici e conoscenti.

E allora si pone subito un importante quesito: è meglio decidere (ammesso che si decida: non sempre è così...) di essere padri (in tal caso ci concentriamo su di loro) in giovane età, quando i ricordi della propria infanzia sono ancora freschi e si può ancora godere di una certa spensieratezza? O invece è meglio caricarsi di un bel bagaglio di esperienze, aspettare di aver raggiunto l’età matura, avere meno grilli per la testa e un portafoglio un po’ più gonfio e, solo allora, intraprendere il percorso della paternità?

La medicina dice che l’uomo è nel pieno del proprio vigore procreativo tra i 20 e i 30 anni. La società tendenzialmente mette ancora al bando i “genitori-nonni”. Eppure ci sono argomenti che parlano a favore dei “padri over 50”, anche perché sennò non si spiegherebbe il trend crescente di questa categoria di persone. Ad essere genitore lo si impara sulla propria pelle, non esiste la ricetta valida per tutti. Mi sembra quindi giustissimo il lasciar decidere a ognuno di fare le proprie scelte in questo campo. Non credo che un uomo che decide di essere papà in età avanzata lo faccia a cuor leggero, senza aver soppesato i pro e i contro di questa scelta. È quindi giusto che la società lo rispetti e lo sostenga in questa decisione.