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LA STANZA DI CLAUDIA

Come pesci in un acquario

27 agosto 2018

27 agosto 2018

Mi piace a volte muovermi tra le persone osservandole e osservandoci (io in mezzo a loro) come fossimo pesci in un acquario, oppure animali selvatici. Ci sono le gazzelle e le tigri feroci, i pesci palla e gli squali…Io mi vedo piuttosto  come un pesciolino schizzato, di quelli che se ne stanno a lungo fermi, immobili, e poi partono all’improvviso in un moto forsennato. Questa osservazione d’ambiente a volte risulta divertente e autoironica, altre rischia di farmi precipitare nello sconforto: l’essere umano è complesso, e la nostra società non dà molta importanza a qualità a mio parere essenziali, quali l’amorevolezza e la compassione. Si tende a premiare piuttosto aspetti quali la positività, lo sforzo costante nel raggiungimento del successo esteriore, l’adeguamento a modelli dettati da altri. Negli Stati Uniti è partito un movimento che mira a cancellare dalle pubblicità delle creme il concetto di “anti aging”, ritenendolo un messaggio subdolamente discriminatorio: inconsciamente, viene veicolato il concetto che invecchiare sia un male, che tutte le virtù desiderabili siano racchiuse in un modello standard di gioventù e levigatezza. Intendiamoci: non che cercare di preservare la salute e la forma fisica sia un male, anzi: so di una signora che a novantatrè anni ancora insegna yoga, con una flessuosità invidiabile degli arti, e vedo donne e uomini non giovanissimi molto in forma, armonici, curati e belli. Ma il concetto che per essere belli occorra imitare dei modelli ossessivi è alquanto dannoso per la salute mentale e psichica. Vedo ragazze che non mangiano per somigliare alle modelle, e donne di mezza età che si ostinano ad atteggiarsi a ventenni, con risultati tristeggianti. Sui sentieri, mi sorpassano a volte uomini non giovani che ansimano come forsennati, uomini anziani che da dietro potrebbero sembrare ventenni, non fosse per la pelle non più giovane...ma a che scopo tutto questo forsennato sudare e arrancare quasi a correre dietro a un'irraggiungibile immortalità? Certo, l'adrenalina della corsa è benefica e tenersi in forma encomiabile, ma come in ogni cosa è anche possibile esagerare, e certi rantoli dei runners mi lasciano un senso di perplessità. Da qualche tempo non leggo più le riviste di moda, essendosi interrotto uno scambio tra amiche, e vi dirò che mi sento meglio, meno sotto pressione, meno confrontata con modelli plastificati. La moda mi piace sempre, e amo le cose belle, ma le cerco con moderazione, apprezzando una bella stoffa o un bell’outfit più nella vita reale, tra le persone, che sulla carta patinata o sull’internet. Non so come si possano acquistare vestiti online, non mi piace l’idea di non poter toccare le stoffe, saggiarne la consistenza, vedere i materiali nella realtà. Ciò denota il mio non essere una millennial, ma questo non mi dispiace e mi fa risparmiare tempo e denaro. Un’amica mi diceva entusiasta di aver ordinato una borsa in pelle a poco prezzo, salvo poi accorgersi una volta arrivato il pacco postale che non era esattamente come nell’immagine, e che oltretutto si era accorta di averne nell'armadio già tre simili. A proposito di morigeratezza: parlavo con un’altra amica convinta di essere molto essenziale perché ha fatto ordine nel guardaroba seguendo i dettami di Marie Kondo accorgendosi in tale attività di possedere….settantaquattro paia di pantaloni e centoventi foulards! Ho contato i miei (per le quattro stagioni, considerato che d’estate non indosso praticamente mai pantaloni, e neppure foulards): sei paia di pantaloni, e sette foulards…e vi dirò che mi sembrano già troppi!