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Carnevale: non l'abbiamo tutto l'anno?

TESTO
12 febbraio 2018

Il mondo si divide tra coloro che amano il carnevale al punto da prendere giorni di vacanza per goderselo appieno, e chi lo rifugge.

Tra i suonatori di guggen e i trasformisti di professione, esperti ideatori di costumi in maschera, un anno cappuccetti rossi e l'anno seguente lupi in fabula, e chi se proprio deve incrociare un corteo lo fa vestito di nero e con il muso lungo come a distinguersi e a far capire al mondo che si trova lì per un caso della vita, non certo per piacere.

Io sono là in mezzo da qualche parte: non riesco a trovare un senso al carnevale, almeno non in questa nostra società che un po' carnacialesca lo rimane tutto l'anno, una società nella quale i tortelli e i dolci fritti si mangiano anche prima di Natale, e soprattutto anche in Quaresima. Siamo tutti travestiti la maggior parte del tempo: ragazzine tredicenni che si fanno ridisegnare le sopracciglia e si agghindano come sofisticate signore, e uomini e donne ultraquarantenni travestiti da ragazzini. Turisti travestiti da viaggiatori e commesse vestite da contesse, capelli blu ad ogni angolo di strada e strane mode alle quali ci abituiamo senza quasi accorgerci della loro eccentricità: insomma, è carnevale tutto l'anno, a guardarsi attorno.

Però è pur vero che se mi capita di incontrare qualche mascherina, o anche di vedere una manciata di coriandoli su un piazzale deserto, la mattina dopo una festa, magari bagnati dalla pioggerella notturna, mi commuovo e mi lascio trasportare. E mi piacciono i suoni delle guggen che rimbombano nella pancia, e le persone che ridono, ubriache soltanto di allegria… Evito le notti, le notti sono troppo alcoliche, il troppo rovina e storpia, e l'allegria si muta in spavento. Però, carnevale è anche questo: assenza di regole, delirio, insensatezza. Ben appunto: non ce n'è forse già a sufficienza nel nostro vivere di tutto l'anno?


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