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La palma della solitudine

TESTO
13 giugno 2018

Ho posizionato una sdraio sotto la palma, in luogo strategico, lontana dagli sguardi e dai richiami familiari, di telefonia mobile e fissa, di vicini, amici e conoscenti...e conto di trascorrervi il maggior tempo possibile, senza libri, giornali, nè bevande: nulla che non sia la quiete.

La realtà è che sono un po' arrabbiata, e devo leccarmi le ferite per smaltire la rabbia, e non lasciare che desertifichi tutto il resto incendiando il terreno psichico, come è nella sua natura fare. Sono arrabbiata, sostanzialmente, per il tempo che passa, e poi trovo futili motivi per giustificare il mio dolore. Vedo una donna della mia età che accompagna in carrozzina la sua anziana madre e mi sento defraudata perchè non ho nessuno da accompagnare. E' sciocco e infantile, e basterebbe rimboccarsi le maniche trovando un volontariato sociale, ma quando si è arrabbiati ce ne infischiamo delle buone soluzioni razionali: ciò che vogliamo è crogiolarci nella nostra frustrazione, trovando stampelle sulle quali appoggiare la nostra autocommiserazione. Poi, vado ai compleanni delle mie amiche storiche e mi viene il nervoso, perchè mi sento simile ai loro figli e vorrei giocare con loro, mentre logicamente so il posto che mi tocca, e allora per ripicca inizio io per prima a parlare dei nipoti che desideriamo, dei controlli per le malattie, di luoghi nei quali trascorrere la pensione. Belle prospettive del cavolo!...è tutto ciò che ci aspetta? A cinquant'anni, siamo ancora distanti dalla fine di tutto, eppure l'aria che tira è di smobilitazione, di disillusione, di rinuncia ai grandi ideali sperando in un quieto vivere da vecchietti assennati, con i loro viaggi e i piccoli lussi e i dannati chef stellati per provare qualche emozione. Naturalmente, non è tutto nero: anzi, è un periodo molto denso di eventi e di incontri, di cose belle, di natura, concerti, cene all'aperto e soddisfazioni sul piano familiare, lavorativo e di frequentazioni. Ma, nel fondo, c'è questa rabbietta scoppiettante, che mi tocca tenere a bada per non farla diventare un incendio. Quando mi vengono le fasi "tutto è disperazione e morte", meglio che me ne vada sotto la mia palma a coccolare lo spirito ascoltando gli uccelli e lasciando sedimentare i pensieri. Inutile parlare, consolarsi con facili rimedi (gratificazioni, acquisti, possibili amanti, parrucchieri, progetti): avere il coraggio di fronteggiare la pesantezza e la disperazione del vivere, per poi emergerne con maggiore profondità. E anche con una rinnovata allegria e leggerezza: conto di ritrovarle, perchè è da quando ho sedici anni che mi sento questo peso del tempo che passa, della vecchiaia che incombe, dell'umana solitudine. Poi passa, quando passa.


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