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LA STANZA DI CLAUDIA

Il cielo sopra la testa per scacciare la tristezza

09 settembre 2019

La felicità è stato un argomento estivo: non esiste felicità che non sia intervallata da piccoli momenti di infelicità quotidiana, che ci fanno assaporare la vita in tutta la gamma delle emozioni possibili. Un'esistenza senza cadute nello sconforto e nella tristezza sarebbe inumana, del tutto non auspicabile: il paradiso non appartiene ai viventi, ed una vita nella quale non provassimo tristezza e infelicità sarebbe una vita nella quale, in fondo, niente ci importa. Io sono fortunata, perché ogni giorno mi trovo ad affrontare almeno un momento di sconforto (nei giorni fortunati, molti momenti!). Provo a stendere un elenco di accadimenti che mi rendono triste, sapendo già che se dovesse essere esaustivo non riuscireste ad arrivare in fondo...sarò clemente, dunque! Mi rendono triste le persone che mi spiegano come dovrei pensarla e come dovrei comportarmi, partendo da regole inappellabili che tolgono di mezzo ogni possibilità di reale condivisione di pensieri. Mi rendono immensamente triste gli incontri con persone che mi piacciono ma che avvengono in momenti nei quali non ho disponibilità di tempo o energie per abbracciarle, dedicare loro tutta la mia attenzione e gioire della loro presenza. Divento fredda e scostante, affrettata e frettolosa, e mi intristisco poi per giorni. Mi rende triste anche quando scorgo la stessa fretta e superficialità di contatto negli altri, quando mi parlano senza che in quel momento io sia l'unica e sola cosa importante nelle loro vite. Potrei buttarmi sotto un'auto dalla tristezza quando qualcuno sbircia il cellulare mentre mi sta parlando, per dire. Mi rende triste quando resto tutto il giorno senza mai mettere almeno un'ora il cielo sopra la mia testa, e quando spreco un giorno intero senza leggere almeno qualche pagina di letteratura. Mi rende triste quando non trovo un libro che mi parli davvero da troppo tempo, e quando vorrei fare qualcosa di piacevole ma mi rendo conto di dover risparmiare le energie per qualcosa che appartiene al regno dei doveri il giorno seguente, quel genere di cose che succhiano energie senza dare altro in cambio che l'appagamento del senso del dovere. Poi capita anche che il giorno seguente si riveli inaspettatamente entusiasmante, rovinandomi un po' la storia del senso del dovere, se mi capite. Mi rende triste che nessuno mi cerchi o mi scriva senza motivo, solo per il piacere di sentirmi, e che invece tanti mi cerchino per qualche loro esigenza. Mi rende anche triste che io non riesca a chiamare qualcuno solo per il piacere di sentirne la voce, pensando di disturbare o di rubare tempo. Mi rende triste l'usura dei vestiti e degli oggetti, tanto che spesso rinuncio ad acquistarne perché penso a come saranno dopo qualche lavaggio o utilizzo. Mi rendono triste le auto grosse e pretenziose, e in genere tutte le cose pretenziose. Le donne appena uscite dal parrucchiere, le unghie finte; e recentemente mi hanno causato episodi di tristezza anche i tacchi alti, che un tempo mi mettevano allegria e adesso mi sembrano soltanto ridicoli, quando li vedo indossati. Quando li porto io invece mi mettono ancora allegria, perché vedo il mondo da una prospettiva più aerea e cammino con la schiena più diritta. La violenza e il razzismo non mi intristiscono: mi fanno rabbia, e mi stimolano delle reazioni, la qual cosa toglie di mezzo l'infelicità, che è una condizione più sottile, che ha a che fare con la transitorietà della vita, con la passività, con la depressione che è la cifra dell'intelligenza. Tutte le persone che mi piacciono sono fondamentalmente depresse, amo i depressi che reagiscono e lottano nella vita senza negare dei momenti di sconforto, quelli che se ne infischiano di ciò che ci urla la società, dell'essere perennemente felici, pompati ed entusiasti. Mi fanno paura le persone perennemente giovani e positive: quando vedo qualcuno sempre allegro, penso che si droghi, e di solito ho ragione, considerato che le droghe al mondo sono molte, da quelle chimiche all'eccesso di lavoro, di entusiasmo o di risorse. Siate un po' tristi, anche, che fa solo bene!