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LA STANZA DI CLAUDIA

Cuci una federa per ogni ricordo, mettili a dormire

07 maggio 2019

Il tre maggio ho compiuto cinquantuno anni, che a metterli in fila sono tanti, a sparpagliarli sul cuscino di notte sembrano pochi, oppure moltissimi, a seconda della prospettiva con cui li si guardi. Una persona saggia mi ha detto che cinquantuno contiene il numero uno, che è un nuovo inizio, un pensiero di ri-partenza, un auspicio ad osservare il mondo con occhi di bambina. Con in aggiunta l'esperienza dell'età, che a pensarci è un bel vantaggio. Non mi spaventa l'età, mi fanno paura piuttosto i giorni nei quali ci si dimentica che la vita è preziosa, i giorni grigi di malinconia in cui "ogni donna cade a volte in un pozzo", come diceva Natalia Ginzburg. I giorni nei quali le esigenze interiori si mettono davanti a tutto, e non è possibile mettere la testa nelle cose serie della vita. Non che le esigenze interiori non siano importanti: anzi, noi donne che viviamo con un pozzo in giardino dove sappiamo bene come è facile cadere, e che temiamo; proprio grazie a quel pozzo abbiamo anche accesso all'acqua della vita, e la vicinanza col dolore ce lo rende un po' amico, un po' animale domestico, e soprattutto ci permette di riconoscerlo in chi ci passa accanto, e a volte di essere di qualche aiuto. Anche se poi, nel pozzo ognuna ci entra da sola, e da sola ne esce. Cose da fare per uscire dal pozzo dei pensieri tristi che paralizzano la gioia: semplicemente, fare. Una passeggiata, una torta, un riordino generale degli armadi, una visita, una spesa, un qualcosa che ci costringa a mettere mano nella vita, e ad allontanarci dal pozzo. Ho ricevuto bei regali, belle parole e buoni pensieri, e sono grata alla vita che mi ha dato tanto, risa e pianto, anche se tanto non è mai abbastanza. Ho ricevuto anche questa bella poesia, che voglio condividere con voi:

Cuci una federa per ogni ricordo, mettili a dormire,
dai loro il sonno di un lenzuolo di lino.
L’edera rende la notte verde.
Una mela cade sull’erba ma tu imbastisci e cuci.
Servono aghi e forbici. Serve precisione.

Antonella Anedda (Roma, 1958), da Salva con nome (Mondadori, 2012)