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LA STANZA DI CLAUDIA

Disintossicarsi dalla dopamina

16 dicembre 2019

Disintossicarsi dalla dopamina Viviamo in una società tendenzialmente tossica, una società in cui tutto diventa merce, e il valore del dono e della messa in comune viene spinto ai margini. Ogni momento deve essere produttivo, e noi sempre pimpanti, in pratica drogati di dopamina, l’endorfina che si sprigiona quando siamo immersi in attività gratificanti con una risposta immediata. I social sono maestri in questo tenerci sempre su di giri, tanto che si assiste a fenomeni di astinenza e di deprivazione in persone che decidono di scollegarsi per qualche ora o qualche giorno. Tutti noi, quando scendiamo dalla giostra dell’informazione e del collegamento costante, ci sentiamo per un momento più o meno lungo, spaesati: la realtà quotidiana non offre stimoli costanti e forti come quelli ai quali ci ha abituati lo stile di vita imperante. Provate a pensare alla differenza di sensazioni tra il ricevere un flusso costante e interessante di notizie, fotografie ad alto impatto emotivo, messaggi divertenti, preoccupanti o appassionanti e…la lentezza e l’attività completamente differente del cervello e del corpo quando siamo intenti a guardare gli uccelli che becchettano dalla mangiatoia, o laviamo i piatti concentrandoci sulla temperatura dell’acqua e sul profumo del detersivo. O quando lasciamo correre lo sguardo sul paesaggio, o ancora quando vaghiamo con passo lento per i campi imbiancati dal gelo. Sono due mondi paralleli, due universi distanti anni luce! Eppure, siamo sempre noi, e abbiamo bisogno della pace così come bramiamo gli stimoli. La vita si nutre di equilibri, e raggiungiamo il benessere, nostro e dell’ecosistema che ci ospita, quando riusciamo a stabilire la nostra personale misura tra attività e momenti di passiva ricezione e stabilizzazione nel “qui e ora”. Da una parte, la sana voglia di mescolarci con gli altri, con i fatti del mondo, con la disobbedienza civile e opere di ogni genere che riguardano gli ambiti dell’impegno civile, del lavoro, dell’interesse personale e della festosità. Dall’altra, la capacità di vivere e di restare in momenti di passiva ricezione di ciò che ci circonda, senza la necessità di dover sempre reagire o iper-reagire, darci da fare, relazionarci con tutto e con tutti. Restare, e che il mondo giri attorno a noi, o meglio accanto a noi. Stare fermi a guardare il sussultare delle foglie, il gioco del vento, la musica della pioggia e la danza di ogni cosa che ha vita. Qualche consiglio per consentirsi di mettersi in questa posizione: ovviamente, spegnere ogni apparecchio elettrico. Se possibile, chiudere anche libri e riviste. Prepararsi un tè rilassante invece del caffè, astenersi il più possibile dalle parole (parlare solo se strettamente necessario), ma anche dalla musica (per permetterci di ascoltare quella del silenzio), ed evitare luoghi affollati, sale da concerti, teatri, grandi centri commerciali (in questo periodo più che mai!) e incontri coatti. Sedersi in una stanza il più possibile sgombra, calda, accogliente e pulita; oppure cercare l’aria aperta, un bosco, la riva di un fiume o un prato. Fermarsi, o camminare senza fretta e senza meta. Sono momenti preziosi, che non dobbiamo tralasciare di regalarci: facciamo che siano il nostro regalo di Natale per noi stessi, e trasformeremo noi stessi con queste pratiche benefiche automaticamente in un regalo per le persone e l’ambiente attorno a noi. Un regalo più prezioso di qualsiasi oggetto di pregio o di lusso: un dono di pace. E se sulla pace arriverà anche l’amore, il miracolo del Natale sarà completo!