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LA STANZA DI CLAUDIA

Diventare grandi

13 maggio 2019

Le mie figlie crescono, e capita che qualcuno mi chieda se non abbiano intenzione di entrare in qualche movimento politico giovanile. Loro se ne guardano bene, e io non le incoraggio: non per tutti l'interesse per la politica nasce in giovane età, e devo confessare che a volte un po' mi spaventano i giovani troppo precoci nell'interessarsi alla cosa pubblica, anche se è bene che persone di ambiti e sensibilità differenti entrino nei processi democratici. Ma, da psicoterapeuta, ritengo sia buona cosa che la personalità si formi a tutto tondo, occupandosi della propria vita lontano dalla troppa luce mediatica e dagli estremismi: poichè la gioventù cerca gli estremismi e la luce, ma facilmente ne viene sconvolta. Proprio ieri ho ascoltato ad una tavola rotonda un sedicenne partecipante agli scioperi studenteschi per il clima rispondere alla domanda "cosa farete quando i media si abitueranno agli scioperi e non parleranno più di voi?"...la sua risposta: "per ora gli scioperi sono stati pacifici, troveremo il modo di far parlare di noi in modi meno tranquilli": ed ecco, voilà serviti i giovani ecoterroristi del futuro! Spero sia solo un mio timore, naturalmente il ragazzo era inesperto di discussioni pubbliche e parlava a titolo puramente personale, e vi sono personalità di ogni genere all'interno di questi movimenti. Tutti i gruppi di persone sono composti da persone singole, e quelli giovanili non fanno eccezione, con peculiarità e rischi insiti in ogni massa di persone che si muovano verso un obiettivo comune. Ora, io sono felicissima che i giovani parlino di clima e si impegnino per l'ambiente in prima persona. Da donna adulta, so però che non esistono buoni movimenti su qualsiasi ottimo tema privi di brutte derive, e che tutto ciò che fa troppo rumore o riluccica troppo sui media e nei social, comporta dei rischi. Le mie figlie se ne stanno defilate rispetto all'impegno politico, le due maggiorenni si limitano al dovere civico del voto e alla firma di qualche iniziativa; ma fanno politica con le loro scelte di vita, negli acquisti e negli stili comportamentali. Quando, ad esempio, nei mesi più bui dell'inverno inizio a dare segni di insania mentale, portando a casa cataloghi di località esotiche delirando "tanto il mondo sta andando a rotoli, andiamo alle Maldive prima che scompaiano, alle ortiche l'ecologismo!", mi riportano alla ragione,ricordandomi i miei discorsi sull'impatto ecologico del volo e del turismo di massa, e persino il costo ecologico della carta per il catalogo turistico. Mi dicono: mamma, non essere incoerente, se hai freddo vai a fare una corsetta nel bosco, e se ti manca la luce accendi una candela di cera d'api. Mi hanno superata, come è giusto che le giovani generazioni facciano, e mi indicano la strada dopo che per anni io l'ho indicata loro. Del resto, anche io come loro ero cresciuta all'ombra dell'impegno, sotto i tavoli dei comizi politici (di un altro partito, il mondo cambia e la vita va avanti!) e in pranzi domenicali dove mi annoiavo sentendo i grandi parlare di politica. Fino a parecchio dopo i trent'anni, mi sono tenuta alla larga da qualsiasi discussione in merito. Nei giornali, saltavo direttamente alle pagine culturali ignorando bellamente il resto, e soltanto quando le mie figlie crescevano ho iniziato a pensare che un mondo le circondava e occorreva occuparsene, e così i protagonisti della politica comunale, cantonale, nazionale e mondiale sono diventati i mieibesty (vocabolo del gergo giovanile che significa " best friends, migliori amici", o per allargamento, "persone estremamente interessanti"). Ognuno ha il proprio percorso, le proprie incoerenze e contraddizioni. L'importante, io credo, è diventare grandi lontano dagli estremismi e dai percorsi obbligati, stabiliti da altri. E poi, divertirsi anche un po' nella vita. Solo dovere e sacrifici e noia non hanno mai portato nessuno a niente di buono.