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LA STANZA DI CLAUDIA

I tempi cambiano

25 novembre 2019

Un politico che non viene riconfermato, una persona che perde il lavoro, una mamma o un papà che vedono i figli avviarsi per la propria strada adulta dopo averli cresciuti per tanti anni nel nido…La vita ci sorprende, e ci mette in posizioni che non avremmo pensato di occupare quando eravamo tutti presi dalla parte attiva della nostra esistenza. Le fini, soprattutto quando inaspettate e quando eravamo quasi completamente identificati con un nostro ruolo, ci travolgono e ci fanno soffrire. Bene: fallimenti, sofferenze e crolli costituiscono quasi sempre benefici momenti di passaggio, che agiscono come acqua sulla vegetazione, spazzando via le polveri accumulate nel tempo e portando nuove prospettive, nuova linfa, nuova vita. Questo aspetto benefico lo si riconosce più avanti, quando il processo è compiuto. Sul momento, fa un male cane: c’è poco da dire. Le sole cose da fare sono: stringere i denti e sopportare, non perdere la fiducia, pensare a quanto di buono ci ha dato il passato, a quanto noi abbiamo dato al mondo, e alle nostre potenzialità per creare un futuro in cui la nostra immagine passata non sia di troppo ingombro, un’ancora che ci lega a tempi che non esistono più. Alcuni cambiano luogo di residenza, abitudini, pensieri. Spesso, dopo qualche anno, riconoscono il grande arricchimento che una “fine carriera” ha apportato nelle loro vite, e riescono a guardare con gratitudine a vicende che lì per lì sembravano infauste. L’uscita dei figli da casa è un discorso particolare, perché ogni buon genitore è più felice che triste nel vedere che la prole non necessita più del suo aiuto, ma c’è comunque una parte dolorosa nel vivere sulla propria pelle lo scorrere della vita. Poi, i figli tornano a trovarci e a passare del buon tempo insieme, ma più come esseri umani che hanno condiviso anni importanti e che si vogliono bene, che come bambini che hanno necessità del nostro conforto. Un ruolo, una professione, un titolo: abbiamo bisogno di definirci, di avere il tempo e la mente occupati. Ci sentiamo persi quando non possiamo più dire “lei non sa chi sono io…sono una persona importante!”: ognuno, anche chi occupa un ruolo di pochissimo spessore, si sente unico e indispensabile. Di più: ognuno di noi è unico e fa la differenza, dal panettiere al senatore, dalla giovane mamma al banchiere. Ma ognuno di noi è molto di più che una mamma, una professionista, un politico: perdere qualche ruolo aiuta ad andare all’essenza. L’importante, io credo, è fare il meglio che si può nel momento presente, nella nostra posizione, senza identificarsi completamente con il nostro ruolo. Poi, accettare ciò che succede, e ricercare quella fiducia in qualcosa più grande di noi che ha un disegno per il mondo, ed affidarsi, danzare, lasciarsi trasportare dai giochi della vita, i lila della letteratura sanscrita o il destinodel mondo occidentale.