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LA STANZA DI CLAUDIA

Le nonne sapevano

07 giugno 2019

L'altro giorno mi sono ascoltata parlare, e mi pareva di essere in compagnia di mia nonna. Anzi, ricordo le mie due nonne come due vecchiette arzille e dal piglio ironico, ognuna a suo modo: la nonna Maria più seria e comandona, tutti un po' intimoriti da lei, e soprattutto (nonna, eri un mito, ma come facevi?!), tutti ai suoi ordini; la nonna Erminia più allegra e mattarella, sempre per i boschi o a curare l'orto e le piante in vaso disseminate ovunque in casa, anche in bagno e nei corridoi. All'epoca in cui le ricordo non dovevano essere poi tanto anziane, viste dalla prospettiva di una cinquantenne, ma per la me bambina, lo erano eccome: antiche e misteriose, per quanto piene di premure per me. Immagino anche loro, in privato, mugugnassero e avessero i loro acciacchi e le loro pene, ma da fuori si vedeva solo l'energia nei corpi sotto lo "scusaa" (smilzo e scattante quello di Maria, bello florido e generoso quello dell'Erminia) e le battute brillanti sotto la treccia ancora scura (nonna Erminia) e le turchine onde create dalla parrucchiera (Maria). Della nonna Maria porto il nome (come mio secondo), e dell'Erminia la libertà di spirito, ma giurerei che loro erano meno pesanti di quanto sia diventata io negli ultimi tempi. Sempre lì a borbottare, a lamentarmi, a mugugnare e a mandare a quel paese chi mi fa girare le scatole: praticamente, l'intera umanità. Non sempre, per fortuna: ci sono momenti di grazia in cui sento il calore umano e il piacere della compagnia di altri esseri viventi, ma ci sono momenti nei quali devo trattenere l'impulso a mostrare il dito medio a chi mi saluta con malagrazia, o a fare le linguacce se la risposta che ottengo non è quella che desideravo. Esagero, ma sono davvero un tantino bisbetica, e non è che mi piaccia tanto, così inacidita: finirò come quelle signore con la faccia che somiglia ad un limone spremuto? Mi affatica la vita, e vedo fatica e decadimento ovunque guardi: mi paiono tutti "presi male" (come dicono le mie figlie), siamo tutti così ingessati, chiusi, poco liberi e spontanei, troppo consci delle nostre responsabilità, con l'ansia di non farcela, e la consapevolezza del decadimento tutto attorno a noi e dentro i nostri corpi. Però, sapete, mi sono ricordata che questa cosa mi era già successa: a diciotto anni, poi a ventinove e a quarantaquattro. Poi, ho avuto fiducia, ho aspettato che un'onda più positiva mi prendesse con sè, e ho confidato nella grande capacità di ogni essere umano di rinnovarsi e di riposarsi. Ho bisogno di vacanze, e di pace, e soprattutto di pensieri morbidi e buoni. Ne abbiamo bisogno tutti, e, fidatevi: arriveranno. Intanto, facciamoci una risata quando ci sentiamo delle streghe betoneghe: succede a tutte e a tutti (cari i miei stregoni, anche voi diventate bisbetici ogni tanto!), poi torneremo a sorridere col cuore in offerta al mondo. Intanto, coccoliamolo un po' in solitudine questo nostro prezioso e bistrattato cuore.