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La stanza di Claudia

Lettori selvaggi

07 ottobre 2019

C'è ancora chi legge in un mondo fatto di urgenze, emergenze e contatti rapidi? Una decina di anni fa la neurolinguista cognitiva Maryanne Wolf si sedette per rileggere il libro di uno dei suoi scrittori preferiti, "Il gioco delle perle di vetro" di Hermann Hesse. Dopo poche pagine, con un senso di angoscia, si rese conto di non capire ciò che leggeva: in apparenza stava leggendo, ma in realtà non capiva. Da studiosa di neuroscienze aveva già osservato questo problema negli studenti iper-digitalizzati dediti al multitasking, ma capì che lei stessa era stata influenzata dal tipo di lettura stile surf caratteristica dell'uso del social web. Iniziò così una disciplina di vita che la mettesse al riparo dall'eccesso di uso di mezzi informatici: stare connessi è a volte utile, e anche divertente, ma spegne progressivamente la nostra capacità di rilassarci, di rientrare in noi stessi e di formulare pensieri complessi. Spegne la nostra creatività ed il nostro istinto vitale: come in ogni attività umana, il cervello ha bisogno di pause prolungate e di diversificazione. Così come l'apparato digestivo ha necessità di tempi per la digestione, come i muscoli hanno bisogno di riposo dopo un allenamento...anche la nostra anima chiama urgentemente ore di pace dopo una stimolazione intensa. Io cerco di essere positiva e di leggere la realtà nella sua complessa struttura, con le potenzialità che ogni novità porta con sé: sono convinta che internet ed i mezzi di informazione tecnologici ci abbiano già aperto porte fino a poco tempo fa chiuse, abbiano reso la comunicazione più leggera, abbiano migliorato le conoscenze della grande massa di persone, rendendo più democratica la cultura, e migliorato le nostre possibilità di tenerci informati in ogni campo. Però, non posso nascondervi che dentro me e attorno a me sento anche salire i livelli di ansia e di stress. Non credo sia soltanto perché appartengo ad una generazione di non nativi digitali: vedo molta ansia nei bambini e negli adolescenti, mancando loro i tempi vuoti, la possibilità di annoiarsi e di rigenerarsi, di lasciar sedimentare le informazioni ed i contatti con il mondo esterno, e di accedere a tempi lunghi che possano contenere pensieri complessi. Saltiamo tutti da un’attività all’altra, leggiamo molto diagonalmente e distrattamente, e guardiamo video, ascoltiamo messaggi vocali (perché le persone si accaniscono a inviare messaggi vocali, è un tentativo di amplificare la propria voce in un mondo in cui pochi ascoltano realmente?!...) mentre con un occhio scorriamo fotografie e con l’altro già occhieggiamo le finestre che si aprono sul nostro cellulare. Non averne uno, suona già come un’eresia. Mi capita di venire inneggiata come un esempio di santità e ascetismo assoluto perché dimentico volutamente a casa il telefono per un viaggio di un’ora in treno, oppure non lo porto con me al cinema. Mi dicono: “ma come fai? E se ti cercano? E non ti annoi?”…a me queste domande paiono enormità: ricordo ancora quando, non troppi anni fa, era più che naturale viaggiare senza telefono, e magari parlare con il compagno di scompartimento. Bei tempi, tempi andati!...eppure, amici miei, ci creiamo noi la nostra realtà, e non ha senso secondo me rifiutare la tecnologia, così come ancora meno ne ha sprecare la nostra ricchezza più grande, ovvero il nostro tempo, con un eccesso di informazioni e di esposizione mediatica. Quando mi capita di annoiarmi, e mi accorgo che per sedare l’ansia e la noia scorro veloce le barre di ricerca, capisco che la mia anima ha bisogno di silenzio e di pace. Spengo tutto, e vado a fare qualche attività reale: una passeggiata, le pulizie, la spesa, qualcosa che imponga un po’ di sano movimento e plachi la compulsione. Poi, mi impongo più di dodici ore di assenza da internet, e cerco di evitarlo la sera e la mattina presto, privilegiando in questi orari attività dolci, come la meditazione o la lettura. La lettura prolungata di un buon libro cartaceo è per la mia esperienza un bel contrappeso ai tempi rapidi degli strumenti informatici, funge da balsamo e da cura. Anche osservare il cielo, o gli uccelli sugli alberi dalla finestra della cucina è una buona pratica per riconnettersi con il mondo “reale”. Poi, rinfrancata, mi ributto nel flow della rete, e pesco notizie, idee e suggerimenti, incontro amici e pianifico appuntamenti, sbircio le vite altrui sapendo che è ciò che scelgono di mostrare al mondo, non necessariamente la parte più importante delle loro esistenze. Cancello le persone che mi irritano dai social, e questa è un’attività che mi diverte: via i pubblicatori di piatti di animali morti, via gli appassionati di auto di grossa cilindrata e via i politici troppo invadenti. Via quelli che non hanno nulla da darmi, e io da dar loro: nessuno si fa male, e ci sono molte cose interessanti da andare a cercare!