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LA STANZA DI CLAUDIA

Magico settembre

02 settembre 2019

Settembre è il mese più bello che esista, ancora estivo e già autunnale, un autentico miracolo di ponte tra i mondi, un'alchimia fantastica tra riprese e attese, tra albe laboriose e tramonti rilassati. Questa è la configurazione del calendario perfetta per conservare i ricordi dell'estate: ad esempio, proseguendo con cibi e bevande estive e le creme doposole, dormendo con uno straccetto estivo e tenendo un maglione autunnale lì vicino per il fresco del mattino, accendendo candele in vasetti di vetro incollati con dei legnetti raccolti nei boschi in montagna o sulla spiaggia, e portando piccoli amuleti estivi dentro la borsa dell'autunno, perché chiaramente avrete definito la borsa per il vostro outfit dell'autunno, auspico e spero! E' il mese delle riprese, e facciamo che non siano mere continuazioni di abitudini ormai obsolete. Ad ogni stella cadente nelle notti di San Lorenzo, ho espresso come tutte le estati desideri del tipo "fà che tutto prosegua così il più a lungo possibile",ma io non faccio testo perché la mia vita è apparentemente uguale da decenni, facendomi sentire al contempo noiosa e privilegiata rispetto a vite che non sono le mie, dove colpi di scena e nuove entrate si susseguono ad una velocità che mi fa mozzare il fiato e togliere il respiro. Io reggo male anche il cambio di stagione, figuriamoci il cambio di un fidanzato di amiche o figlie. E non parliamo di cambiamenti più radicali. Mi affeziono anche ai fidanzati altrui, e mi viene difficile sopportare che le vite siano fatte di mutamenti. Però, anche nella mia vita dove la scossa più grande è costituita dal cambio della disposizione dei mobili, sotto la superficie avvengono molte mutazioni, tante tempeste e sturm und dranginteriori, e parecchi aggiustamenti. Vorrei a volte essere meno selvatica, stare di più tra le persone in occasioni conviviali, e meno tra i boschi. Ma quando avvicino le persone in modo autentico, e permetto loro di avvicinarsi, finisce che ci affezioniamo, e quando c'è amore si perde libertà, dunque un po' di selvatichezza protegge dai legami, perché nessuna persona può reggere troppi legami in una vita, a meno di riuscire a lasciar andare, cosa che appunto io non sono mai stata brava a fare. Mi affeziono, e resto lì, come una pianta secolare, un cane fedele, una piaga biblica o una benedizione (questo non sta a me dirlo). Eppure, dicevo, anche io faccio dei propositi, e cerco di mutare alcuni atteggiamenti. Lungi da me le tentazioni di mangiar meno o di fare più ginnastica: ottimi cibi e movimento dolce, siate sempre i benvenuti! Corse forsennate, pesi e diete: nessuna intenzione di incrociare le nostre esistenze! Il mio proposito questo settembre è di PROVARCI DI PIU'. Provare un po' di più a resistere quando arrivo al pensiero "così può bastare". In una conversazione, in una ricerca, in un lavoro, in una discussione animata, in tante attività, arriva il punto nel quale cedo, rinuncio, lascio spazio e faccio un passo indietro. Per stanchezza, per gentilezza, per disperazione (intesa come mancanza di speranza), spesso per rifletterci su e capire meglio. Credo che appartenga alla natura delle persone melanconiche, dei figli unici e delle anime miti, e che sia tutto sommato più una qualità che un difetto. Però, ho pensato che vorrei provare a cedere un po' meno spesso, a prendermi il mio spazio, a mangiare una seconda fetta di torta o ad acquistare il vestito più caro, se davvero mi piace, invece di accontentarmi di quello in saldo o di rinunciare coerentemente con il pensiero della decrescita. A non dare sempre ragione all'altro per non ferirlo, a farmi spazio anche se questo implica che qualcuno ci resti un po' male. Non so se ci riuscirò, ma ritengo sarebbe un atto di rispetto verso la maturità altrui, e di fiducia nelle mie possibilità e in quelle della vita. Pensiamo da dove iniziare: un bel sì a qualcosa di allettante o un no ad un riflesso condizionato che stiamo per compiere per senso del dovere. Sperimentiamo con le nostre possibilità, amandoci e amando chi sta attorno a noi. Persone, luoghi e animali, come il grillo che si è infilato nelle scale e mi parla con il suo frinire di un mondo naturale a cui appartengo, creatura selvatica quanto lui, e che comprendo solo in parte. Fermarmi ad ascoltarlo e non rinunciare a comprenderlo è già un PROVARCI DI PIU'.